Taranto è “la migliore, per
“l’affetto che dà alle persone”, rappresenta “la magia”, “siamo
noi”, è “molte cose”, “ci sono nato e ci resterò, non la voglio
abbandonare”. Sono fra le frasi sulla loro città dei bambini
protagonisti di Bangarang di Giulio Mastromauro, unico
documentario in concorso ad Alice nella città, sezione autonoma
e parallela della Festa del Cinema di Roma.
Rispetto a Palazzina Laf, l’esordio alla regia di Michele
Riondino dedicato a Taranto e all’Ilva presentato nella sezione
Grand Public dalla Festa, nel documentario (prodotto da Zen
Movie con Nuovo Imaie) Mastromauro, vincitore di un David di
Donatello per il suo corto Inverno, punta la cinepresa solo ad
altezza dei più piccoli: non appaiono adulti nel film, se non di
sfondo.
“C’è stato da parte mia un innamoramento nei confronti di un
territorio perseguitato dal destino – spiega all’ANSA il
regista, che ha deciso di girare il documentario mentre era
nella fase iniziale del lavoro sul suo primo film di fiction,
Paradiso, ora in fase di sviluppo -. Sono stato molto colpito
dalla natura del luogo, che resiste nonostante tutto e dalla
vitalità e l’energia dei bambini, che è la vera protagonista del
film”.
Veniamo immersi così, dalla spiaggia alle terrazze dei
palazzi di Taranto Vecchia, nelle loro giornate di gioco, di
scuola, sogni (da una città fatta di cioccolata all’avere un
pappagallo parlante), risate e balletti di Tiktok (“ci hanno
distrutto il cervello, bravo a chi li ha inventati” commenta
ironica una delle piccole protagoniste) . Chiacchiere tra loro e
alla fine con il regista, nelle quali rientra anche l’Ilva, tra
cose sentite dagli adulti (“dà il lavoro”) e rivisitazioni più
fantasiose (“le persone ci lavorano per non farla esplodere”).
Quando “ho iniziato a lavorare al film, quasi volevo
escludere il tema dell’Ilva, ma era impossibile, dovunque
guardassi il mio sguardo incontrava l’acciaieria, che ormai è
parte della natura del luogo. È impressionante. Non volevo fare
un film politico, ma mi auguro che Bangarang possa contribuire
ad alimentare un dialogo sul tema, perché quello che vivono a
Taranto (dove ci sono circa 23 mila bambini sotto il 14 anni,
ndr) è un problema che ci riguarda tutti”.
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