Numero due della gerarchia comunista a fianco di Xi Jinping fino al marzo di quest’anno, ha ricoperto la carica di premier per un decennio.
Economista di formazione, fervente sostenitore delle riforme economiche, nei mesi precedenti il Congresso del Partito dello scorso anno erano circolate voci del sempre più frequente disaccordo con Xi specialmente, appunto, nelle questioni economiche. A marzo era uscito di scena, scaduto il suo doppio mandato, dopo essere stato spesso eclissato negli ultimi anni da un Xi sempre più accentratore di potere. Che lo ha sostituito con l’attuale premier Li Qiang, suo fedelissimo.
In serata è arrivato il necrologio ufficiale del Partito comunista che lo descrive come un funzionario devoto, fedele a Xi. “Dobbiamo trasformare il dolore in forza e imparare dal suo spirito rivoluzionario, dal suo carattere nobile e dal suo eccezionale stile di lavoro. È stato un eccellente membro del Pcc, un soldato comunista leale e un eccezionale rivoluzionario proletario, statista e leader del Partito e dello Stato. Ha lavorato sotto la guida del Partito con il Segretario Generale Xi Jinping come nucleo centrale. Il sostegno di Li a Xi è continuato anche dopo il ritiro dell’ex premier”. Li non è mai sembrato sfidare Xi, almeno non pubblicamente. Ma le loro visioni divergevano: più riforme economiche e apertura per Li, più un approccio economico ideologico, statalista e securitario per Xi.
Ora si tratta di capire come Xi e il Partito decideranno di commemorare Li. La morte di un leader in Cina è sempre argomento politicamente sensibile, con il rischio di scatenare disordini.
Nato il primo luglio 1955 nella provincia dell’Anhui, nella Cina centrale, da adolescente Li ha assistito alle turbolenze della Rivoluzione culturale, mandato a lavorare per due anni (come tanti giovani della sua generazione) in una comune agricola della contea di Fengyang, nell’Anhui.
Li è entrato in politica giovanissimo, ha studiato legge alla prestigiosa Università di Pechino, ottenendo poi un dottorato in economia. Sotto la guida dell’ex presidente Hu Jintao, ha scalato i ranghi della Lega della gioventù comunista assumendo poi la guida delle province dello Henan, una delle più popolose del Paese, e del Liaoning, roccaforte industriale del Dragone.
La sua reputazione venne macchiata all’inizio degli anni Duemila, con la crisi dell’Aids mentre era a capo della provincia dello Henan: all’epoca decine di migliaia di persone vennero infettate per mancati controlli sulle trasfusioni.
Scettico delle statistiche ufficiali prodotte dal Partito, nel 2010 grazie ai cablogrammi di Wikileaks, Li dichiarò che i dati ufficiali sono “prodotti dall’uomo e quindi inaffidabili”.
Nel 2007, Li era tra i papabili come possibile prossimo leader per sostituire Hu Jintao. Al Congresso di cinque anni dopo, il posto invece lo prese Xi.
Dopo essere diventato premier nel marzo 2013, ha costantemente sostenuto l’economia privata, gli investimenti esteri e semplificato le procedure governative della burocrazia mandarina. La sua politica economica di riforma strutturale e riduzione del debito, la “Likonomics”, mirava a ridurre la dipendenza della Cina dalla crescita alimentata dal debito. Sotto Xi Jinping, un’ampia fetta del potere decisionale in materia economica, solitamente in carico al capo del Consiglio di Stato cioè il premier, è stata però assorbita dagli organi di Partito, svuotando in qualche modo il ruolo di Li.
Non si sa molto della vita privata di Li. Era sposato con Cheng Hong, professoressa di inglese. Secondo i media statali cinesi, i due si sono conosciuti mentre studiavano alla prestigiosa Università di Pechino e hanno una figlia.
Nel 2020 ricordò che due quinti della popolazione cinese guadagna in media solo 1.000 yuan al mese. “Non è nemmeno sufficiente per affittare una stanza in una città cinese di medie dimensioni”, disse. Proprio mentre Xi esaltava il suo “miracolo” nell’aver sconfitto la povertà estrema.
Il ruolo di premier – lo si è visto con Li Keqiang – si è ridimensionato durante questi anni al potere di Xi, sempre più accentratore. Alla vigilia della sua ultima apparizione – a marzo – prima di andare in pensione e sparire dalla scena politica dopo essere stato spesso eclissato da Xi, Li Keqiang salutò con un messaggio criptico il suo staff: “Il cielo guarda quello che fanno gli uomini. Il firmamento ha occhi”.
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