Tre sedi per una grande mostra nella
loro Imola: la città dedicherà ampio spazio al celebre duo
artistico con un evento espositivo, Tranche de vie, che dal 28
ottobre al 18 febbraio coinvolgerà i tre musei pubblici imolesi,
Palazzo Tozzoni, Museo San Domenico e Rocca Sforzesca. Curata da
Diego Galizzi, direttore di Imola Musei, la mostra è organizzata
dal Comune e proporrà un percorso lungo tutta la storia creativa
di Bertozzi & Casoni.
Il cuore del progetto espositivo – che si sviluppa in tre
distinte sezioni, ognuna in uno dei musei imolesi – si svolge
nei saloni di Palazzo Tozzoni, dimora nobiliare che dagli anni
Settanta è entrata a far parte, completa di tutti gli arredi,
del patrimonio pubblico della città e che oggi è una casa-museo
aperta al pubblico. Qui le opere di Bertozzi & Casoni dialogano
con gli ambienti e le suppellettili originali del palazzo, in un
percorso di evocazione e riattualizzazione della vita quotidiana
dei conti Tozzoni attraverso le spiazzanti trovate creative del
duo artistico. “In nuce” è invece il titolo della sezione
allestita nel quadriportico del Museo San Domenico, un percorso
tutto improntato alla narrazione, una mostra inedita, che per la
prima volta vuole raccontare Bertozzi & Casoni prima che la
messa a punto di quel linguaggio così originale e di rottura che
oggi caratterizza inequivocabilmente il duo imolese facesse
erompere la loro proposta artistica in qualcosa di più ampio e
universalmente riconosciuto. Ricca di una sessantina di pezzi,
la mostra mette in luce le ricerche e le fasi espressive degli
artisti dai primi anni Ottanta alla metà degli anni Novanta.
Alla Rocca Sforzesca, infine, “La morte dell’eros” assume il
valore di un punto culminante dal punto di vista visivo ed
emotivo: concepita già nel 2000, l’opera ha rappresentato per
anni una vera sfida inventiva e tecnica per gli artisti, cui si
è speso soprattutto Stefano Dal Monte Casoni, recentemente
scomparso. Il compimento dell’impresa ora, a pochi mesi dalla
perdita di una delle due anime della “ditta del bersaglio”, è un
segnale – spiega Galizzi – “di quanto tra i due artisti si sia
portata a compimento una sorta di osmosi creativa, grazie alla
quale, ancora, tutto è possibile”.
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