“Non si può affrontare il tema del Mes se non si conosce il quadro” “Penso che noi dobbiamo stare alla posizione che la maggioranza ha già espresso e cioè che non si può affrontare il tema di uno strumento se non si conosce il quadro”, ha proseguito Meloni. “Il problema del Mes è che, tra le altre cose, richiama ai vecchi vincoli del Patto di Stabilità”.
I nuovi vincoli del Patto di Stabilità “Stiamo facendo una trattativa sui nuovi vincoli del Patto di Stabilità”, ha affermato ancora la numero uno di Palazzo Chigi. “Chiaramente se oggi approvassimo un trattato che riporta ai vecchi parametri del Patto di Stabilità, non faremo una cosa utile per una trattativa che noi stiamo conducendo. Quindi continuo a ritenere che, indipendentemente da quello che si pensi sullo strumento in sé, sull’accesso dell’Italia non sia utile da parte di nessuno, anche da parte di quelli che sono grandi sostenitori dell’accesso al Mes, porre questa questione adesso. È una questione che non si può discutere in nessun modo fino a quando noi non sappiamo qual è il quadro”.
Scholz: “La riforma è positiva” “Posso solo raccomandare a tutti che la riforma del Mes entri finalmente in vigore con la ratifica”, ha commentato Olaf Scholz a Bruxelles. “È molto positiva. Lo è anche per i Paesi che potrebbero trovarsi in una situazione economica difficile. È importante perché concentra e rafforza le nostre forze. È una buona riforma, quindi ne consiglio l’approvazione a tutti”.
Il significato del Mes Il Mes è un acronimo che sta per Meccanismo Europeo di Stabilità. Si tratta di un’organizzazione intergovernativa degli Stati che utilizzano l’euro come moneta ufficiale. Il Fondo è stato creato per sostenere gli Stati dell’Eurozona che affrontano una crisi e rischiano il default. Ebbene, il Mes emette prestiti a tassi fissi o variabili a fronte di un programma di riforme concordato e garantisce linee di credito precauzionali. Non solo: acquista anche titoli sul mercato primario o secondario. Il fondo ha una capacità di prestito massima di 500 miliardi di euro e viene finanziato dai singoli Stati membri dell’Ue con una ripartizione percentuale in base alla rispettiva importanza economica. La Germania, ad esempio, contribuisce per il 27%, seguita dalla Francia con il 20,3% e dall’Italia, rispettivamente con il 17,8% e il 12%.
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