I giudici di secondo grado della Capitale hanno deciso di andare per gradi: nell’udienza del 20 novembre verranno sentiti tutti i consulenti delle parti e poi, alla luce di quanto emergerà in aula, si procederà sull’eventuale ascolto di testi. Tra quelli individuati dall’accusa c’è anche c’è il luogotenente Gabriele Tersigni, ex comandante della stazione dei carabinieri di Fontana Liri, a cui il brigadiere Santino Tuzi, morto suicida nel 2008, aveva affidato le sue confidenze dopo gli interrogatori del 28 marzo e del 9 aprile di quell’anno. A Tersigni, Tuzi avrebbe rivelato di aver visto Serena entrare in caserma la mattina del 1 giugno 2001, giorno in cui la ragazza scomparve per essere poi trovata priva di vita nel bosco Fonte Cupa nella vicina località Anitrella. Per l’accusa la sua testimonianza sarebbe fondamentale anche alla luce del fatto che in primo grado i giudici decisero di non sentirlo.
La Corte d’Assise ha detto invece ‘no’ alla richiesta di una nuova perizia ingegneristica robotica. “Valutate voi se non è il caso di eseguire – ha detto in aula il pg – una perizia sul calco del pugno di Franco Mottola fatta da un esperto da voi nominato” per effettuare un confronto con l’impronta sulla porta dell’alloggio della caserma dell’Arma di Arce. “Sono contento, molto contento. Anzi speriamo si faccia molta più luce, perché avere preclusioni? Noi siamo contenti, molto contenti”, ha commentato Antonio Mollicone, zio di Serena, mentre Sandro Salera, legale della sorella di Serena, Consuelo, mette in luce il fatto che “non è così frequente la riapertura di un processo, evidentemente la Corte vuole rendersi conto dell’attendibilità” della sentenza di primo grado
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