Il decremento della popolazione
residente in Molise si riflette anche sul numero di iscritti a
scuola. Nell’anno scolastico 2021-2022 rispetto ai 37.255
iscritti totali, di cui 1.425 stranieri, dell’anno precedente,
gli studenti sono scesi a 36.501, di cui 1.317 stranieri. E’
quanto emerge dal Dossier statistico immigrazione 2023 del
Centro studi e ricerche Idos. “Fermo restando come la scuola si
rivolga indistintamente a tutti – si legge nel documento – è
proprio nelle classi che emergono alcune delle eterogenee
caratteristiche degli stranieri: migranti in senso stretto o di
seconda generazione, minori arrivati per adozione internazionale
o non accompagnati”. E’ possibile inoltre constatare come i 613
studenti nati in Italia da genitori immigrati (seconda
generazione) rappresentino il 46,5% degli iscritti nell’anno
scolastico 2021-2022.
Nonostante il Molise presenti un’incidenza più bassa sia
rispetto al Sud Italia (50,7%) sia al resto del Paese (67,5%),
tale percentuale è costantemente in crescita da almeno dieci
anni (nell’a.s. 2011-2012 era pari al 17,7%), a conferma dei
progressi del processo di stabilizzazione dei cittadini
stranieri sul territorio. In termini meramente numerici e in
riferimento all’ambito scolastico, i dati indicano il
radicamento dei flussi migratori con la nascita di nuove
generazioni che progressivamente intraprendono il loro percorso
formativo. Nell’anno scolastico 2021-2022, infatti, alla scuola
dell’infanzia risultavano iscritti 258 bambini stranieri (di cui
il 67,8% nato in Italia), 444 nella primaria (di cui il 51,8%
nato in Italia), 266 alla scuola secondaria di 1/o grado (46,6%)
e 349 alla scuola secondaria di 2/o grado (24,1%). Le
opportunità di inclusione sociale che offre la partecipazione
scolastica si osservano, ancor più, nella distribuzione degli
studenti in quest’ultimo ordine di scuola. Tra i ragazzi di
cittadinanza non italiana il 40,1% frequenta un liceo (53,7% tra
gli italiani), il 39,3% un istituto tecnico (32% gli italiani),
il 20,6% un istituto professionale (14,3% tra gli italiani),
dati che mostrano una certa predilezione per i percorsi che più
spesso risultano una ‘anticamera’ dell’università.
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