“In questi giorni io e Michele ci
siamo sentiti in continuazione. Il fatto di dover scegliere tra
andare a Lucca e restare a casa è stato atroce. Abbiamo reagito
in modo opposto. Lui rimanendo a casa, noi andando a Lucca.
Queste scelte non fanno stare bene del tutto Michele né fanno
stare bene del tutto Maicol & Mirco. Come autori saremmo dovuti
essere entrambi a Lucca e come attivisti saremmo dovuti restare
entrambi a casa. La vita però è così: la soluzione è in fondo a
un secchio di chiodi arrugginiti”, scrive sui social il
fumettista chiarendo la posizione sulla partecipazione a Lucca
Comics & Games.
“Per questa Lucca, la mia proposta era un volume antologico con
storie che raccontino la Palestina (simile a quello che abbiamo
fatto per il G8 di Genova per Supporto Legale), il cui ricavato
andasse ai poveri cristi di Gaza. Soldi che permettessero di
pagarsi cerotti, bende e pane.
Perché questo dovete chiedere ai fumettisti: i fumetti. Perché
questo dovete chiedere agli autori: le storie.
E le storie, nel nostro caso, servono non per raccontare quello
che succede, ma quello che non succede. La scrittura la
utilizziamo per vestire panni che non indossiamo, per andare in
luoghi che non conosciamo. Per fare passi più lunghi delle
nostre gambe.
E le storie, vanno lette, non cercando messaggi e
contromessaggi, perché l’unica libertà di un autore è quella di
raccontare scevri dalle morali e dagli ammonimenti. Quindi a
Lucca troverete un combattuto Maicol & Mirco. E a Roma un
combattuto Zerocalcare. Dopo Lucca troverete delle combattenti
storie di Maicol & Mirco e di Zerocalcare”, scrive.
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