“I militari cinesi non permetteranno mai l’indipendenza di Taiwan”. Nel suo discorso di apertura della decima edizione dello
Xiangshan Forum, il Forum sulla Sicurezza in corso a Pechino, il generale
Zhang Youxia, numero due delle forze armate cinesi, presiedute dal presidente Xi Jinping, non usa mezzi termini.
Il principio dell’Unica Cina – dice – è “universalmente riconosciuto e rispettato” e la riunificazione di Taiwan è un processo irreversibile.
Taiwan “è al centro degli interessi fondamentali della Cina. Non importa chi tenta di separarla dalla Cina in qualsiasi forma, l’esercito cinese non sarà mai d’accordo e non mostrerà mai clemenza“, ha assicurato aggiungendo che oggi, “guardando il mondo, i problemi legati ai punti caldi emergono uno dopo l’altro. Il dolore della guerra, del caos, dei disordini e della perdita di vite umane sono costantemente presenti”.
La colpa, dice il numero due della commissione militare centrale cinese, è di alcuni Paesi, che “per paura che il mondo possa stabilizzarsi, creano deliberatamente disordini, interferiscono nelle questioni regionali, negli affari interni di altri Paesi e istigano rivoluzioni colorate”.
Per amore “dei loro interessi egoistici, piantano chiodi ovunque. Creano molti conflitti geopolitici artificiali, poi predicano l’imparzialità mentre in realtà favoriscono una parte, rendendo le situazioni regionali complesse e intrattabili. Dietro le quinte, distribuiscono coltelli e non pensano a nulla nel provocare le guerre, assicurandosi che siano loro a trarre vantaggio dal caos”.
L’iniziativa di sicurezza globale del presidente Xi Jinping, al contrario, “mostra al mondo la giusta direzione per la sicurezza comune e la pace duratura”, ha detto Zhang, annunciando che la Cina “svilupperà legami militari con gli Stati Uniti sulla base del rispetto reciproco, della coesistenza pacifica e della cooperazione vantaggiosa per tutti”.
Forum della Sicurezza a Pechino
La pressione su Taiwan e le relazioni con gli Stati Uniti
Pechino, negli ultimi due anni, ha aumentato la pressione politica e militare su Taiwan, ritenuta parte “inalienabile” della Repubblica popolare da riunificare anche con la forza, se necessario. Dall’inizio del mese, ha inviato verso l’isola più di 380 aerei militari e oltre 137 navi da guerra. Una flottiglia della Repubblica popolare guidata dalla portaerei Shandong è entrata a sorpresa nell’Oceano Pacifico occidentale attraverso il Canale di Bashi, che separa Taiwan dalle Filippine.
Secondo il Wall Street Journal, la Cina starebbe incrementando queste attività militari per accerchiare l’isola e impedire agli Stati Uniti, che sono i principali sostenitori di Taiwan, di intervenire in caso di invasione, minando i suoi sforzi per aumentare la sua influenza militare nell’Oceano Pacifico.
A gennaio, inoltre, a Taipei si terranno le presidenziali. Pechino ha interrotto ogni dialogo con l’isola dopo l’elezione dell’attuale presidente Tsai Ing-wen, nel 2016. Sotto la sua guida, il Partito democratico progressista ha accentuato le posizioni anti-cinesi ed è stato più volte accusato dal ministro della difesa cinese di spingere l’isola verso una “pericolosa situazione di guerra”.
Prima di gennaio potrebbe inoltre tenersi l’atteso incontro tra Biden e Xi Jinping, forse a San Francisco a novembre, a margine del vertice della Cooperazione economica Asia-Pacifico (Apec). Nei giorni scorsi il ministro degli Esteri cinese Wang Yi si è recato a Washington dove ha incontrato il presidente, alla presenza del segretario di Stato Usa Antony Blinken e del consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca Jake Sullivan.
L’incontro è stato l’ultimo di una serie di contatti ad alto livello tra i due Paesi, che stanno esplorando la possibilità di stabilizzare una relazione sempre più tesa in un momento di conflitto sia in Ucraina che in Medioriente con la guerra fra Israele e Gaza. Il principio dell’Unica Cina, però difficilmente sarà argomento di discussione in un eventuale faccia a faccia Xi-Biden. Wang Yi lo ha definito il “fondamento politico più importante per le relazioni bilaterali”, sul quale non sono ammesse “interferenze”.
Il ministro della difesa russo Shoigu al Forum Sicurezza in Cina
Shoigu: “Relazioni Russia-Cina come modello esemplare”
Al Forum della sicurezza di Pechino, è arrivato anche il ministro della Difesa russo Sergey Shoigu, che, prendendo la parola, ha accusato l’Occidente di voler infliggere una “sconfitta strategica” a Mosca in una “guerra ibrida”. Shoigu ha poi elogiato le relazioni Russia-Cina come un modello “esemplare” per i Paesi “che non vogliono legarsi al blocco occidentale”.
L’Occidente “vuole espandere il conflitto in Ucraina alla regione dell’Asia-Pacifico dove la Nato sta nascondendo un aumento di forze con un “ostentato desiderio di dialogo”, ha aggiunto Shoigu che ha puntato il dito contro quei Paesi che “stanno promuovendo una corsa agli armamenti, aumentando la loro presenza militare e la frequenza e la portata delle esercitazioni militari. Le forze statunitensi, dice, utilizzeranno gli scambi di informazioni con Tokyo e Seul sui lanci missilistici per scoraggiare Russia e Cina. Washington, in più, sta cercando di utilizzare il cambiamento climatico e i disastri naturali come scusa per “interventi umanitari”.
Sull’Ucraina, ha detto che Mosca è pronta per i colloqui sulla soluzione postbellica della crisi e su un’ulteriore “coesistenza” con l’Occidente che, però, deve smettere di cercare la sconfitta strategica della Russia. Le condizioni per tali colloqui non sono ancora state create, ma è “anche importante garantire relazioni paritarie tra tutte le potenze nucleari e i membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che hanno una responsabilità speciale nel sostenere la pace e la stabilità globale”.