L’ingresso dei militari israeliani
nella Striscia di Gaza non sarà probabilmente risolutivo per la
liberazione degli ostaggi né per l’eliminazione di Hamas. Tanto
più che in una guerra casa per casa l’esercito perderebbe i
vantaggi dovuti alla tecnologia. L’obiettivo potrebbe essere
dunque più ambizioso: guadagnare al controllo israeliano l’unica
porzione di territorio ancora completamente sotto controllo
palestinese, sgombrandone parte della popolazione verso
l’Egitto. Ma si tratterebbe di un “esodo biblico” verso Sud e la
ferita così aperta sarebbe poi difficile da gestire. L’analisi è
del generale paracadutista Marco Bertolini, che in passato ha
guidato il Comando operativo di vertice interforze ed è stato il
comandante delle Forze speciali Interforze.
Gli ostaggi rivestono naturalmente un’importanza centrale nel
conflitto. “E non possono essere liberati – ha precisato il
generale – con un’operazione militare visto che presumibilmente
saranno detenuti in ‘priogioni’ disseminate su tutto il
territorio”. Un obiettivo più coerente, ha proseguito
Bertolini, “potrebbe essere quello di spingere parte della
popolazione verso Sud attraverso il valico di Rafah per arrivare
ad una situazione più facile da controllare, di fatto sottraendo
la Striscia alla “sovranità” palestinese. Sarebbe un esodo
biblico (ci sono due milioni di persone in quell’area) che trova
però un limite nella volontà dell’Egitto di ricevere una
quantità enorme di rifugiati”. Un obiettivo intermedio, ha
continuato, “potrebbe essere quello di occupare la parte
settentrionale della Striscia che non è deserto ma un’area
densamente popolata già colpita dai bombardamenti. In questo
caso ci potrebbe essere una recrudescenza delle ostilità con al
centro la sorte dei civili che può essere sfruttata da Hamas e
ad Israele non farebbe comodo”. Ed il rastrellamento sistematico
di un’area urbana come quella di Gaza “è un’azione lenta ed
onerosa dal punto di vista delle perdite di chi attacca”, ha
sottolineato il generale. “Se Israele ha la superiorità dal
cielo, con l’esercito e con le tecnologie – ha aggiunto – in una
battaglia casa per casa, tunnel per tunnel, questi vantaggi si
perdono”.
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