I magistrati della Corte di Cassazione hanno accolto i ricorsi presentati da Roberto Mandolini, ex comandante della stazione carabinieri Roma Appia, che era stato condannato a tre anni e sei mesi di carcere per falso, nel processo bis per l’omicidio di Stefano Cucchi. Oltre a quello di Mandolini, è stato accolto anche il ricordo del carabiniere Francesco Tedesco che era stato condannato a due anni e quattro mesi. Entrambi erano stati processati e condannati in corte d’assise insieme ai militari Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro, condannati in Cassazione ad aprile 2022, dove la Cassazione aveva rinviato gli atti in Appello per Mandolini e Tedesco, condannati a luglio 2023.
“Roberto Mandolini. Colpevole e salvato dalla prescrizione”. Così ha scritto su Facebook Ilaria Cucchi, postando una foto di Mandolini e commentando così la decisione della Cassazione.
I giudici della Suprema Corte hanno annullato senza rinvio riconoscendo il reato estinto per intervenuta prescrizione. Nel processo di appello bis, nel luglio scorso, Mandolini era stato condannato a tre anni e sei a Mandolini e Tedesco a due anni e quattro mesi. Quest’ultimo è il militare dell’Arma che con le sue dichiarazioni aveva fatto riaprire le indagini. Il maresciallo Mandolini era il comandante della stazione dei carabinieri dove fu portato Cucchi dopo il fermo.
Già nel processo di appello il rischio prescrizione era concreto. Il procuratore generale aveva chiesto di dichiarare non ammissibili i ricorsi. Per i due imputati la Cassazione aveva disposto un secondo processo d’appello il 4 aprile, giorno in cui ha reso definitive le sentenze a 13 e 12 anni per militari dell’Arma, Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro, accusati di omicidio preterintenzionale.
I due erano ritenuti gli autori materiali del pestaggio di Cucchi, avvenuto il 15 ottobre del 2009 nella caserma Casilina, dove era stato portato dopo il fermo effettuato durante un controllo in cui fu trovato in possesso di sostanze stupefacenti. Il giovane venne picchiato, preso a calci e pugni. Mandolini e Tedesco erano accusati di avere falsamente attestato, nel verbale di arresto di Cucchi, la rinuncia da parte del giovane romano alla nomina del difensore di fiducia.
Nelle motivazioni con cui gli “ermellini” avevano disposto un nuovo processo di appello si affermava che gli imputati avevano “soprattutto omesso di menzionare quanto realmente accaduto durante il tentativo fallito di effettuare i rilievi fotosegnaletici” a Cucchi e, in particolare, avevano taciuto sulla “partecipazione del Di Bernardo e del D’Alessandro alle operazioni di arresto”.
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