“I nostri militari sono molto competenti e professionali, svolgono la missione con abnegazione e italica umanità”, ha detto Figliuolo. Prima di recarsi a Shamaa, il generale aveva incontrato nella vicina base di Naqura, quartiere generale della missione Unifil, il generale spagnolo Aroldo Lazaro, comandante di tutti i caschi blu. “Il generale Lazaro ritiene che in questo momento ci siano le condizioni, e io le ho verificate di persona, perché la missione continui. Ritengo che in questi momenti una forza di pace e di interposizione abbia la sua valenza, perché comunque serve a stemperare la tensione, oltre a sostenere la popolazione locale e ad assistere le forze armate libanesi, pilastro istituzionale del Libano”.
Figliuolo, che prima di tornare a Roma incontrerà nelle prossime ore il capo dell’esercito libanese, il generale Joseph Aoun, ha riferito di “attività cinetiche di cui Unifil non è bersaglio”, in riferimento al lancio di razzi da gruppi armati vicino alle basi Onu e della conseguente rappresaglia israeliana. Finora tre basi militari di Unifil, di cui due dove operano i soldati italiani, sono state colpite da proiettili sparati dalle parti in conflitto. Un militare nepalese è stato ferito nei giorni scorsi. “Il generale Lazaro (comandante di Unifil) mi ha detto che il suo corrispettivo delle forze armate israeliane lo informa di quando possono esserci questo tipo di attività cinetiche”, ha detto Figliuolo in riferimento ai contatti costanti tra esercito israeliano e vertici della missione Onu. Prima di congedarsi dalla base militare italiana di Beirut, comandata dal colonnello Sandro Iervolino, Figliuolo ha sottolineato il lavoro di tutto il personale del Covi, che sostiene continuamente i circa 7.500 uomini e donne che partecipano, in 25 paesi diversi, alle 39 missioni militari italiane. Di questi, 2.100 soldati si trovano in Medio Oriente.
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