La Biennale del Mosaico
contemporaneo di Ravenna per il secondo anno consecutivo arriva
a Bologna, ospitata negli spazi dell’Asseblea legislativa. La
presidente dell’Assemblea legislativa, Emma Petitti insieme a
Roberto Cantagalli, direttore del Museo d’arte Città di Ravenna
hanno inaugurato le due mostre ‘Musica da camera’ e ‘La memoria
o il desiderio del tempo’, dell’artista Paolo Racagni, che
resteranno in esposizione fino al 22 novembre.
Tante sono le suggestioni che hanno ispirato i 30 mosaici di
piccolo formato della prima rassegna e le opere di dimensioni
più grandi di Racagni. L’attualità entra in scena con l’opera
‘Dolce domenica a Kazerun’ che, come ha spiegato lo stesso
Racagni, è nata questa primavera, dopo che l’artista aveva
saputo la notizia dell’impiccagione di due giovani attivisti in
Iran. Il mosaico, che è anche la locandina della sua
esposizione, vuole “restituire la memoria” di una vicenda che
sarebeb potuta passare inosservata. “Questo dimostra che il
tempo non è semplicemente il fluire delle ore ma è esperienza –
spiega l’artista – : per chi non ha appreso quella notizia, si è
trattata semplicemente di una bella domenica”.
Tra le opere di Racagni ce ne sono altre ispirate ai temi
sociali. L’artista ha composto diversi mosaici, sia in Italia
sia in Francia, sul tema dell’immigrazione tra cui un’opera che
“voleva essere una sorta di lapidario – chiarisce – : trovo
inconcepibile che vengano sepolti degli anonimi” e che anche
nella morte ci siano “persone che sono semplicemente un numero”.
Racagni ha vissuto e lavorato per un periodo anche in Siria,
fino allo scoppio della guerra nel 2009 e ha realizzato “molte
opere dedicate alle demolizioni – racconta- : lì non vengono
distrutte solo le cose, ma sono le anime ad essere demolite”.
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