La società ha annunciato che gli abbonamenti di tutti coloro che appartenevano a quel gruppo – circa 250 persone – sono stati messi in pausa a causa di “un’escalation sempre più grave di comportamenti inaccettabili e non conformi alle normative” concordate. Per molti, però, si tratterebbe di una prima risposta alla persistente e continua esposizione di bandiere palestinesi e filo-palestinesi all’interno dello stadio. Le Brigate Verdi, infatti, hanno da tempo espresso la loro vicinanza alla causa della Striscia, aumentando il volume del loro sostegno nelle ultime settimane mentre la situazione lentamente si evolveva.
Già il 7 ottobre, poche ore dopo gli attacchi di Hamas in Israele, nella partita casalinga contro il Kilmarnock, erano comparsi due grandi striscioni con gli slogan “Palestina libera” e “Vittoria alla Resistenza”. Il club ha subito condannato questa azione, ribadendo che “il Celtic è una squadra di calcio e non un’organizzazione politica”. Nir Bitton, centrocampista israeliano che ha giocato per il club tra il 2013 e il 2022, come riporta The Athletic, ha criticato quei tifosi che hanno subito un “lavaggio del cervello” che li porta ad avere “nessuna idea di questo conflitto”.
Un ulteriore capitolo di questa storia è avvenuto prima della partita di Champions League contro l’Atletico Madrid del 25 ottobre. Il Celtic, preventivamente, aveva rilasciato una dichiarazione in cui chiedeva che “gli striscioni, le bandiere e i simboli relativi al conflitto e ai paesi coinvolti in esso non siano esposti al Celtic Park in questo momento”. La risposta delle Brigate Verdi è arrivata a stretto giro in una nota in cui si sottolineava “l’incrollabile convinzione che i tifosi di calcio abbiano il diritto di esprimere opinioni politiche sugli spalti, proprio come fanno i comuni cittadini”. Non solo. Hanno provato ad allargare il sostegno ai palestinesi coinvolgendo altri tifosi, chiedendo loro di abbracciare la causa della Palestina “per mostrare al mondo che il Celtic Football Club sta dalla parte degli oppressi, non dell’oppressore”.
E così è accaduto, con molte bandiere e striscioni palestinesi ‘tirati su’ durante la partita. Tra queste è comparsa anche una bandiera del Fronte popolare per la liberazione della Palestina, un gruppo separato da Hamas ma classificato come organizzazione terroristica in molti paesi, compresi gli Stati Uniti.
Per il club è stato evidentemente superato l’ultimo limite. In una nota ha fornito una serie di episodi, ben 6, soprattutto tumulti e proteste plateali, che avrebbero portato alla decisione del blocco. Ma tutti, a Glasgow, ritengono che la questione sia legata esclusivamente al sostegno politico delle Brigate Verdi al popolo di Gaza.
Una nota ufficiale ha poi chiarito la posizione dell’organizzazione dei supporter biancoverdi: “È innegabile che le sanzioni imposte contro gli affiliati alla Brigata Verde siano il risultato della solidarietà impenitente del gruppo con la Palestina. Le sanzioni applicate, in particolare i divieti collettivi, sono evidentemente ingiuste. Individui che sono stati ingiustamente puniti prima di ricevere qualsiasi accusa ufficiale”.
La presa di posizione della Brigate Verdi non può rappresentare di certo una novità per il club scozzese. Le bandiere palestinesi vengono sventolate dai tifosi del Celtic in generale, e dagli appartenenti a quella frangia più specificamente, da anni e sono disponibili, fuori dallo stadio, per essere acquistate, durante la maggior parte delle partite casalinghe.
Il gruppo si è formato nel 2006, inizialmente per cercare di migliorare l’atmosfera al Celtic Park, che “era diventata stantia”. Nel corso degli anni i suoi affiliati hanno espresso un conitnuo sostegno a una serie di cause politiche, non solo alla Palestina: hanno sostenuto Black Lives Matter e hanno protestato contro ‘l’uso del papavero’ durante ‘il Giorno della Memoria’. Ma hanno anche esposto striscioni in aiuto delle cause nazionaliste irlandesi.
Il Celtic non ha fornito una tempistica sulla durata della sospensione di questi abbonamenti, affermando che la questione è “in attesa di ulteriore revisione e comunicazione con il gruppo e i tifosi in questione”. Ma è difficile che si trovi rapidamente una soluzione.
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