Da qualche settimana, gli utenti
che hanno accesso alla versione beta di WhatsApp (Meta) in
inglese possono usare l’intelligenza artificiale (Ia) per creare
adesivi virtuali da ‘incollare’ nelle chat: basta chiedere cosa
si vuole e questa, in pochi secondi, realizza una piccola
grafica.
Le prove effettuate dal quotidiano britannico Guardian,
digitando la parola ‘Palestina’ o termini correlati come
‘bambino palestinese’, portano l’Ia a generare anche ragazzini
che imbracciano armi. Lo stesso non accade con Israele. La
richiesta ‘Hamas’ restituisce invece il messaggio ‘impossibile
generare adesivi Ia. Per favore riprova’.
Secondo l’articolo, la problematica potrebbe derivare dai
suggerimenti umani che vengono forniti all’algoritmo,
aggiungendo riferimenti alla guerra in corso. Il portavoce di
Meta, Kevin McAlister, ha dichiarato al sito The Verge che la
società si sta occupando della questione, aggiungendo che
“continuerà a migliorare queste funzionalità man mano che si
evolve e che un maggior numero di persone condivideranno il loro
feedback”.
Meta ha avuto altri problemi con i cosiddetti ‘bias’, i
pregiudizi, nei suoi modelli di intelligenza artificiale, come
la funzione di traduzione automatica di Instagram che inserisce
la parola ‘terrorista’ nelle biografie degli utenti scritte in
arabo.
“Le immagini dell’intelligenza artificiale di bambini
palestinesi raffigurati con armi da fuoco su WhatsApp sono una
visione terrificante dei criteri razzisti e islamofobici
inseriti nell’algoritmo”, ha commentato al Guardian l’esponente
politica di origini pakistane, Mehreen Faruqi. “Quanti altri bug
razzisti dovranno essere scoperti prima che venga intrapresa
un’azione seria? Il danno è già stato fatto. Meta deve essere
ritenuta responsabile”, ha aggiunto.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA