1.400 persone uccise nei raid di un mese fa nei territori confinanti alla Striscia di Gaza, con incursioni dal mare, da terra e anche dall’aria che hanno colto di sorpresa lo Stato israeliano, riproducendo lo shock di cinquant’anni fa della Guerra dello Yom Kippur. Per questo, la Comunità ebraica milanese ha deciso di commemorare i morti di quella triste giornata, ribadendo la necessità che gli ostaggi tornino alle proprie famiglie. Centinaia di persone si accalcavano all’esterno del Tempio, una lunga fila di passeggini con i volti degli ostaggi è stata allineata davanti alla sinagoga. Procedure di sicurezza e di controllo delle borse sono state stabilite dagli organizzatori come condizione per accedere al luogo di culto.
Tra i vari interventi, Shlomo Shushan, che si è salvato difendendo con le armi il kibbutz in cui abitava con la famiglia (la moglie e i due figli sono rimasti per ore nascosti in un armadio). A seguire, Lior Keinan, viceambasciatore d’Israele in Italia; Walker Meghnagi, presidente della Comunità ebraica di Milano; Marco Carrai, nuovo console onorario d’Israele per Toscana, Emilia Romagna e Lombardia; Milo Hasbani, vicepresidente Ucei, Unione delle Comunità ebraiche italiane; Attilio Fontana, presidente della Regione Lombardia. Per la Comunità islamica, presente una delegazione dalla moschea di Milano: Abd al- Ghafur Masotti, Mulayka Enriello e Abd al-Jabbar Ceriani. Il consigliere Abd al-Ghafur sarà portavoce di un messaggio di solidarietà.
Altre testimonianze saranno quelle di Giulia Temin, che era nel kibbutz Holit fino a due giorni prima dell’attacco e il 7 ottobre era appena rientrata a Tel Aviv. Era stata in visita alla famiglia del marito che vive lì. Ha vissuto i momenti dell’attacco in diretta telefonica. Infine, il racconto di Davide Ortona, che è arrivato sul posto due giorni dopo gli attentati ed è stato operativo come volontario presso l’esercito al confine.
Roma: il flash mob di stamattina con i passeggini vuoti in Campidoglio
Palloncini con i colori di Israele, peluche per terra, 33 passeggini vuoti tenuti da 33 donne, a simboleggiare i bambini e i ragazzi, tra i 9 mesi e i 16 anni, rapiti da Hamas: questo il flash mob #bringthemhomenow, “Riportateli a casa ora”, organizzato oggi dalla Comunità ebraica di Roma in piazza del Campidoglio. Il presidente della Comunità ebraica romana, Victor Fadlun, ha chiesto di pregare “affinché i nostri bambini, ostaggio nei sotterranei di Gaza, possano presto tornare alle loro case. Niente ci lascia più sgomenti di questi bambini che sono vittime di questa situazione. Li vogliamo a casa” e ha sottolineato che “senza dubbio tutti i bambini hanno il diritto di essere protetti”.
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