La Sicilia degli anni '60 ne "I giorni dell'oleandro" di Stornello

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(AGI) – Roma, 7 nov. – C’e’ tanta Sicilia, tanta “isola” nelle pagine de “I giorni dell’Oleandro”, romanzo di Gianni Stornello edito da Laurana. Un racconto d’amore con incursioni storiche e uso del dialetto che rende ancora piu’ autentici i personaggi. Il lettore viene condotto in una Sicilia degli anni ’60, fra consuetudini e regole ferree famigliari che ti condizionano la vita, contraddizioni sociali e un po’ di classismo. Quel classismo e quelle rigidita’ che impediscono a due giovani di amarsi finendo in una vita ben diversa da quella sognata per poi compiere un giro e forse, ritrovarsi. Forse. A Collecalandra tutti sanno tutto, tutti conoscono le vite degli altri. E Gianni Stornello intreccia le storie di questo paesino in provincia di Ragusa, quel Collecalandra appunto, che poi in realta’ sarebbe Ispica. “C’e’ da fare una precisazione infatti – spiega all’AGI l’autore – la storia e’ ambientata in Sicilia, nel sud-Est dell’isola e quindi effettivamente nell’area di Ispica che dopo il terremoto fu ricostruita sul colle Calandra. Da qui, lo spunto per il nome del Paesino. Quindi, tanto immaginario questo comune non e'”. (AGI)Mld (Segue)

(AGI) – Roma, 7 nov. – Proviamo allora a raccontare qualcosa di questo romanzo, senza fare spoiler, come si dice ormai in gergo: “Due giovani liceali alla vigilia degli anni 60 si fidanzano, un amore giovanile nato sui banchi di scuola. Ma – spiega l’autore – emerge subito una differenza che crea delle difficolta’ ovvero, un problema di livello sociale: Lena infatti e’ la figlia del maresciallo dei carabinieri mentre Duccio e’ figlio di madre vedova dell’alta borghesia terriera. Quella del ragazzo e’ una famiglia facoltosa, possiede le terre e le terre a quell’epoca erano fondamentali, ci sono parenti notaiinsomma e’ una persona che per il periodo e il contesto considerato viene, definita agiata. Tra l’altro, lui e’ promesso sposo alla cugina, anche lei e’ figlia unica e possidente e secondo le tradizioni dell’epoca, se due cugini si univano la famiglia consolidava il patrimonio. Quella fra Duccio e Lena e’ una relazione fortemente osteggiata soprattutto dalla famiglia di lui. Ma i ragazzi si frequentano lo stesso, pur con tutte le difficolta’ del caso. A un certo punto il padre di Lena viene trasferito a Napoli e la ragazza, fra la seconda e la terza liceo, deve seguire la famiglia. I due giovani si giurano eterno amore e promettono di attendere il tempo giusto. Si scriveranno tutti i giorni. E Duccio promette che verra’ a trovare Lena tutti appena potra’ condividendo la promessa di scrivere una lettera al giorno. Promessa che Lena onora ma vede che alle sue lettere non c’e’ mai risposta. Comincia a farsi strada in lei, il pensiero che probabilmente lui l’ha dimenticata anche per cedere alle pressioni della famiglia e sposarsi con la cugina Dorina secondo i piani prestabiliti. Passano gli anni, Lena costruisce una sua vita a Napoli si sposa con Silvio, direttore di banca, ha una figlia, Marianna, che insegna Storia dell’arte ed e’ appassionata di archeologia. Insomma, si rassegna. Anni dopo la partenza dalla Sicilia, con la figlia e il nipote Marco, a lei particolarmente legato, decide di andare a fare una vacanza nei luoghi dove e’ cresciuta. Viene riconosciuta da una compagna di scuola e ritrova anche altri suoi compagni. Questa frequentazione la porta a conoscere il motivo per il quale quelle lettere non sono mai arrivate e quindi la verita’, sconvolgente su Duccio”. Lena capira’ tutto, e si rendera’ conto di quanto invece, il suo innamorato che le regalo’ un fiore d’oleandro (secondo una leggenda, l’oleandro porta male), fu davvero sfortunato… E cosi, la verita’ viene a galla alla fine, con dispiacere ma anche con tanta dolcezza. Le cose non sono come sembrano. A volte sono peggio. E non c’e’ solo la storia di Lena e Duccio che probabilmente, anticipa l’autore, e’ davvero esistito. C’e’ la vicenda di due gemelli, un paesano e un ministro, e la storia del ritrovamento di una nave bizantina che finisce in una controversia fra sovrintendenze. Insomma c’e’ tanto materiale, frutto di passaparola, bisbiglio, documentazione. E c’e’ l’uso del dialetto nei dialoghi: “Nel romanzo faccio uso del dialetto siciliano, scritto in tondo e di quello napoletano scritto in corsivo. L’ho fatto anche per connotare meglio i personaggi. E ho deciso di usare la tecnica del ‘pastiches’ mescolando la lingua nazionale al dialetto come elemento caratterizzante dei personaggi, diversificandoli, in particolare quelli meno scolarizzati”.(AGI)Mld (Segue)

(AGI) – Roma, 7 nov. – Elementi autobiografici? “Direi di no – aggiunge l’autore – anche se sono arrivato alla convinzione che quando uno scrive qualcosa, finisce sempre con mettere dentro qualcosa di suo. E’ inevitabile. Che sia una ricetta di cucina, una poesia, la lista della spesaqualcosa di personale dentro c’e'”.
E l’oleandro? “L’oleandro e’ una pianta bellissima, pericolosa, velenosa. E c’e’ una vulgata molto interessante e poco diffusa, secondo la quale – dice ancora Stornello – l’oleandro porta male. E questo nasce dal fatto che una volta l’oleandro era un fiore funerario che si usava al posto dei crisantemi. Esiste questo tipo di convinzione limitatissima e poco diffusa, ma c’e’ ed io l’ho messa in bocca a un mio personaggio che poi condizionera’ anche Lena e un po’ anche tutto il romanzo. Perche’ Lena, con il fiore di oleandro che porta con se’ per tanti anni, fara’ i conti fino alla fine”. Un romanzo ‘siciliano’ a tutti gli effetti, “che testimonia l’amore che ho per la mia terra – spiega ancora lo scrittore – dell’attaccamento alla zona in cui vivo, quella di Ispica, con tutte le sue specificita’. E’ Il cosiddetto sud-est siciliano che e’ considerato molto singolare, una sorta di isola dentro l’isola perche’ ci sono delle particolarita’, delle specificita’ linguistiche e gastronomiche, di costumi e abitudini diverse dal resto della regione. E questo probabilmente e’ dovuto alle diverse dominazioni che hanno inciso piu’ o meno profondamente a seconda dei luoghi della Sicilia. Nell’isola ci sono stati praticamente tutti: bizantini, spagnoli, arabi. Ho fatto tesoro di queste diversita’ e caratteristiche e poi ho scritto”. E il risultato e’ quello di un romanzo che si legge ‘volando’ sugli ambienti e sui personaggi, quasi a sentirli vicini, quasi a volerli consolare o a condividerne anche il sorriso.(AGI)

Mld
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Maurizio Barra

Sono nato a Torino, il 19 Febbraio 1968. Ho alle spalle un'educazione direi Umanistica di base, avendo frequentato il Liceo Classico Valsalice e Lingue e Lettere Moderne all'Università. Grande passione per tutto ciò che è una tastiera, dal pianoforte o simili, ai PC, di cui peraltro amo anche il touch. Inoltre, un'altra mia grande passione, è lo sport e mi ha molto coinvolto, siccome ho lavorato molto su di me negli anni, passando attraverso varie fasi, nelle quali sono ingrassato moltissimo e poi sono diventato assai magro, dunque, siccome più volte ho dovuto intervenire su di me, ho voluto approfondire questo discorso ed ho conseguito il Master CFT come Personal Fitness Trainer presso Issa Italia. La voglia e l'interesse ad approfondire tante tematiche e la curiosità olistica, alle volte giocano brutti scherzi, perchè si rischia di iniziare tutto e concretamente di non riuscire a concludere nulla. Bisogna in teoria scegliere cosa fare da grande, il fatto è che io sono già ben cresciuto ed ora mi sento assai coinvolto dall'ambito tecnologico e dunque spero, soprattutto, di essere un intermediario tra i vedenti, diciamo, o comunque tra tutti e proprio chi è non vedente come me, sia per mostrare quante cose si possono fare in autonomia, sia per avvicinare (e qui mi appello a sviluppatori, amanti di softwares etc...) la facilità e l'accesso all'uso completo della tecnologia anche da parte degli stessi non vedenti, che comunque si devono spesso scontrare con grafici, pagine poco accessibili e continui escamotage, per fare cose che, con il famoso click, in teoria si risolvono subito e questo poi non è sempre vero; in sostanza lo scopo o l'idea sono quelli di avvicinare i vedenti, sviluppatori di apps e siti, a renderle più accessibili, metendo dunque a disposizione la mia conoscenza delle Tecnologie Assistive (Assistive Tecnologies) di cui mi ritengo un buon conoscitore. Non parliamo poi delle Apps Mobili ed anche di quel mondo, davvero meraviglioso ed il cui approccio per me è stato direi facile, ma mi rendo conto che non è così per tutti. Quindi, spero, nel tempo, di mettere a disposizione la mia modestissima ed umile e piccola esperienza, mantenendo vivo ogni nuovo possibile fronte di apprendimento e confronto e conoscenza, tutti utili e sempre necessari, non si smette mai di imparare e neanche di confrontarsi. Dunque, spero di avervi con me, sempre più numerosi, lungo questo nuovo cammino! Inoltre, siccome la tecnologia non è soltanto procedure, tutorials su come usare un sistema operativo o su come riparare PC, ma offre anche molti strumenti di consultazione, visione, ascolto, cercherò di condividere con voi le mie impressioni e quindi files, contenuti multimediali o altro, non avranno soltanto attinenza tecnologica, ma qualcosa a che fare con la rete l'avranno. Anzi, sono benvenuticommenti, suggerimenti e proposte. Con il trascorrere del tempo, il sito ha preso la direzione informativa. Pur essendo da solo a gestire tutta questa mole di notizie, prometto di dare sempre il massimo per fornire tutte le notizie il più possibile aggiornate in tempo reale, relative a tantissime categorie: Mondo, Cronaca, Economia, Politica, Tecnologia, Scienza, Medicina, Spettacoli, Cinema, Musica, Cultura, Calcio e sport, Regione Piemonte, tutto, ma proprio tutto, sulla Juventus e molto, molto altro. Grazie a tutti!

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