I nati all’estero sono cresciuti, dal 2006, del +175%, le acquisizioni di cittadinanza del +144%, le partenze per espatrio del +44,9%, i trasferimenti da altra Aire del +70%”.
Una fotografia che fa dire al capo dello Stato, Sergio Mattarella, in un messaggio, che la fuga dei cervelli è “una patologia” alla quale “porre rimedio”, da cui l’invito alla classe politica a “individuare percorsi per garantire il ritorno in Italia”.
E il dato dell’Italia che va via “è preoccupante”, osserva il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei, intervenuto alla presentazione, “vuol dire che i giovani non trovano qui quello che cercano altrove e questo ci deve interrogare moltissimo pensando al futuro”. Zuppi ricorda perciò il Pnrr “occasione da non sprecare” e si augura presto “un passaporto europeo”. Poi, una ulteriore considerazione: “Parlare dell’accoglienza significa anche parlare di che cosa vogliamo, se la gestiamo bene, come deve essere gestita, è quella che ci permetterà un futuro più grande e anche doveroso considerando le capacità e la forza del nostro Paese e dell’Europa”.
Sull’azione dell’esecutivo in merito fornisce comunque rassicurazioni il ministro degli Esteri e vicepremier, Antonio Tajani, per il tramite dell’inviato speciale del governo italiano per la libertà religiosa, Davide Dionisi: “L’emigrazione italiana non solo continua, ma si caratterizza per la mobilità intellettuale, scientifica ed economica”, “affinché non stia solo nell’indotto il ritorno dell’investimento fatto, formando cittadini che poi scelgono di mettere a frutto altrove le loro conoscenze come manager e ricercatori, l’Esecutivo ha messo in atto interventi che favoriscano rientri, reinserimenti e progetti di scambio e ricerca plurinazionali. Inoltre – ha aggiunto -, ha puntato anche sul ruolo dei media, tanto nazionali (Rai Italia, in particolare), quanto nei Paesi d’accoglienza per informare meglio chi sta fuori e realizzare un’informazione di ritorno”.
“C’è un dato che per me è motivo di ottimismo – segnala invece il Commissario europeo, Paolo Gentiloni -, un segnale che forse qualcosa sta cambiando. È il calo degli espatri negli ultimi due anni, nettamente inferiori rispetto a quanto si osservava fino al 2019. E l’aumento dei rimpatri dall’estero dei nostri connazionali. Meno italiani che lasciano l’Italia. Più italiani che decidono di rientrare. E forse non è casuale che questo sia coinciso con un periodo in cui l’economia italiana ha conosciuto una forte ripresa in seguito alla pandemia. Grazie anche alle politiche portate avanti a livello europeo – su tutte l’avvio di NextGenerationEU – il Pil è cresciuto del 12%, più di quanto non abbiano fatto le altre grandi economie europee”.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA