“Dieci anni dopo le proteste di Maidan, dove alcune persone sono state uccise perché si erano avvolte in una bandiera europea, è un giorno storico perché la Commissione raccomanda al Consiglio di aprire i negoziati di adesione con l’Ucraina e la Moldavia. Raccomanda inoltre l’apertura dei negoziati di adesione all’Ue con la Bosnia-Erzegovina, una volta raggiunto il necessario grado di conformità ai criteri di adesione. E raccomanda al Consiglio di concedere alla Georgia lo status di Paese candidato a patto che vengano intraprese alcune riforme”. Ha dichiarato la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, in una sala stampa gremita come solo per le grandi occasioni.
Per la leader Ue, l’Ucraina “ha completato ben oltre il novanta per cento delle misure necessarie” indicate nella relazione delle scorso anno. Nel dettaglio, dal rapporto sull’Allargamento emerge che Kiev abbia raggiunto quattro punti sui sette richiesti:
Risultano ancora da completare i passi che riguardano la lotta contro la corruzione (terzo step); la legge contro gli oligarchi (quinto step); e la finalizzazione del quadro per la tutela delle minoranze (settimo step). E proprio dalla tutela delle minoranze potrebbero emergere i primi ostacoli in vista del vertice Ue di dicembre.
Il premier ungherese, Viktor Orban, che con Kiev non ha mai vantato buoni rapporti, ha sempre preteso maggiore protezione per la minoranza ungherese nel Paese. E potrebbe usare questo capitolo per bloccare il via libera ai negoziati. “Noi siamo pronti ad avviare i lavori appena arriva la luce verde del Consiglio. E presenteremo il primo rapporto sui progressi a marzo”, ha assicurato von der Leyen.
Un altro elemento su cui riflettono diversi leader europei riguarda la preparazione dell’Ue ad accogliere i possibili nuovi arrivati. Il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, ha invitato i Ventisette a una serie di cene per affrontare proprio il futuro del blocco nel tentativo di tracciare un’Agenda strategica. Una delle domande è se la struttura attuale dell’Ue sia in grado di allargarsi senza implodere.
Il commissario all’Allargamento, Oliver Varhelyi, è convinto che si possa fare. E soprattutto vuole evitare che questo interrogativo si trasformi in una condizionalità che rallenta il via libera all’ingresso di nuovi Stati. “Le riforme istituzionali vengono discusse al Consiglio. Ma il mio messaggio è che non c’è condizionalità tra l’allargamento e le riforme istituzionali. Il secondo elemento è che l’Ue è adattata per l’allargamento con le regole e i trattati che ci sono. Dovrebbe essere in grado di allargarsi e accogliere nuovi Stati anche con i Trattati attuali”, ha spiegato. Per il resto, “il processo di adesione si basa sul merito. Noi facciamo la nostra parte ma gli Stati candidati devono fare la propria”, ha precisato.
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