Le opposizioni pronte a fare battaglia – La mossa, annunciata al momento informalmente, scatena l’ira delle opposizioni, pronte a dare battaglia. Il più tranchant è Francesco Boccia, presidente dei senatori Dem: “Si conferma quello che denunciamo da tempo: il baratto, nella maggioranza, tra premierato e autonomia. Quindi Palazzo Madama sarà il luogo dove FdI e Lega si controlleranno a vicenda”. Si associa Peppe De Cristofaro di Avs che rincara: “Sono due rilevantissime questioni per il Paese, trattate neanche fossimo al mercato delle vacche”. E avverte: “Non siamo disponibili a scassare l’Italia”. Da qui la richiesta di convocare d’urgenza la conferenza dei capogruppo della Camera: richiesta accettata. Obiettivo delle opposizioni sarebbe quello di capire il perché dell’improvviso ‘switch’. Per molti, in effetti, era scontato che l’elezione diretta del premier si discutesse prima a Montecitorio, in alternanza con l’autonomia differenziata, l’altra importante riforma che proprio i senatori stanno discutendo da mesi.
I tempi – Nel frattempo la ministra Elisabetta Casellati, madre della riforma, assicura che il disegno di legge arriverà in Parlamento la prossima settimana. Nega che la priorità data al Senato sia “una scelta politica” e rassicura che un correttivo sul premio di maggioranza sarà nella legge elettorale, su cui sta lavorando. Considerando che serviranno quattro passaggi parlamentari, l’obiettivo è di incassare il primo ok prima delle Europee.
Cosa cambia con la riforma – Il testo è di soli cinque articoli, ma introduce diverse novità nel panorama politico italiano. Le novità principali sono quelle che riguardano le modifiche agli articoli 92 e 94 della Costituzione. Viene introdotta l’elezione diretta del premier (attualmente, nel nostro sistema elettorale, i cittadini possono scegliere la forza politica da votare con il proporzionale o il singolo candidato nei collegi uninominali). Dunque, se dovesse passare, il premier verrà eletto a suffragio universale e il suo mandato dura cinque anni. Rispetto alla situazione attuale non sarà più il capo dello Stato a nominare il presidente del Consiglio, ma continuerà ad assegnare al premier il compito di formare il governo.
Cosa prevede l’iter parlamentare – L’articolo 138 della Carta stabilisce che “le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni a intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione. Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque consigli regionali. La legge sottoposta a referendum non è promulgata, se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi”.
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