Il verdetto è arrivato dopo due settimane di processo. Graham Chase Robinson aveva portato in tribunale il divo due volte premio Oscar dopo che lui a sua volta l’aveva accusata di aver rubato milioni di miglia di programmi frequent flyer (per un valore di 450mila dollari) e di aver passato le giornate abbuffandosi su Netflix anziché a lavorare.
La Robinson ha accusato De Niro di aver trasformato il lavoro che amava in un vero e proprio incubo. “Mi sottopagava, faceva commenti sessisti e mi assegnava compiti stereotipicamente femminili”, ha affermato la donna che aveva cominciato a lavorare per l’attore giovanissima e che era arrivata a essere, nel momento del licenziamento, vicepresidente per la produzione e le finanze, incarico retribuito con uno stipendio di 300mila dollari all’anno. Proprio basandosi sulla carriera che le aveva fatto fare De Niro in aula spesso si è lasciato andare a scatti d’ira, urlando “vergognati!” all’indirizzo della Robinson tanto da far perdere la pazienza al giudice Lewis Liman che lo ha invitato a non alzare la voce e a parlare più pacatamente.
A confrontarsi due versioni contrapposte. Secondo l’attore e regista ottantenne le mansioni di Graham includevano tenergli l’agenda, organizzare i viaggi e acquistare regali per amici e parenti. L’ex assistente ha contrattaccato affermando che l’attore, il cui ultimo film è “Killers of the Flower Moon” di Martin Scorsese, le faceva rammendare i vestiti, fare il bucato e a volte addirittura grattargli la schiena. “L’ho sempre chiamata in ore decenti fuori dall’orario”, aveva replicato De Niro alle accuse di Graham di essere richiesta “in ogni ora del giorno e della notte”. Unica eccezione, ammessa dall’attore, sarebbe stata nel 2017 una telefonata alle quattro del mattino, ma con buone ragioni: “Era la volta in cui mi spaccai la schiena cadendo dalle scale”, ha sbottato. La donna ha poi raccontato in aula di aver dato le dimissioni durante un “crollo emotivo e mentale”. Un trauma che l’ha portata ad ansia e depressione che le hanno di fatto impedito di lavorare per quattro anni. “Non ho una vita sociale – aveva detto -. Ho perso la mia vita. Ho perso la mia carriera. Ho perso la mia indipendenza economica. Ho perso tutto”.
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