“Alcuni programmi hanno difficoltà, è un dato di fatto”, ha ammesso Rossi, “ma nel complesso l’analisi sull’andamento degli ascolti attuali deve tener conto del cambiamento del modello televisivo“. È in corso uno “spostamento della fruizione televisiva sul video on demand. Ad esempio ‘Mare fuori‘ ha avuto un grande seguito su Rai2, e ha fatto 7 milioni di visualizzazioni su Raiplay“.
“L’idea di privatizzare la Rai non ha senso perché la Rai esiste in funzione di un valore che va oltre la sua organizzazione aziendale“, continua Rossi nel suo intervento al Forum, “La Rai è uno dei quattro servizi pubblici più grandi d’Europa per dimensione, funzione, contratti di servizio, ed è quello con il canone più basso, ma non ora, dal 2013-2014, quando il canone fu abbassato a 90 euro. E di quel canone netto una parte viene sottratta alla Rai e indirizzato ad altre funzioni. La BBC, France Television e il servizio pubblico tedesco hanno risorse molto maggiori rispetto alla Rai, a parità di produzioni. Ecco perché’ Rai agisce anche sul mercato pubblicitario” ha proseguito.
“Non capisco bene cosa si intenda per privatizzare la Rai. In tutta Europa i servizi pubblici come la Rai nascono come valore del sistema democratico in quanto garanti di un racconto plurale della nazione e a difesa dell’industria culturale“. “Nessuno”, ha aggiunto, “si sognerebbe in Francia e nemmeno nella liberale Gran Bretagna di privatizzare la Bbc. Anzi, in Gran Bretagna recentemente hanno bloccato il progetto del governo Johnson di vendita di Channel4, la tv di Stato ma finanziata dalla pubblicità, proprio perché’ i broadcaster pubblici rappresentano un argine all’invasione dei grandi gruppi internazionali e globali. La Rai”, ha proseguito Rossi” è il valore centrale ed il perno di intere filiere industriali, a partire dall’audiovisivo, che servono a costruire il senso e l’immaginario della nostra nazione”
“Il governo non ha deciso di eliminare il canone ma di abbassarlo da 90 a 70 euro integrando la parte che viene sottratta attraverso la fiscalità generale. C’è un ragionamento che va fatto sulla funzione del servizio pubblico viviamo in una fase storica, in cui i mercati tv sono aggrediti da player internazionali in questi mercati” ha proseguito nel suo intervento. “In tutti i paesi europei la difesa del servizio pubblico è una priorità non solo democratica per il pluralismo delle narrazioni ma anche dal punto di vista industriale, garantiscono la tenuta di filiere industriali che altrimenti avrebbero difficoltà a sopravvivere da sole o verrebbero acquisite, e il primo è l’audiovisivo. La Rai è il cardine del sistema audiovisivo italiano, se avesse meno risorse per investire metterebbe in difficoltà un’intera filiera culturale che produce lavoro e redditi“, ha proseguito.
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