(v. “Ceccardi (Lega), censire tutti i centri…” delle 11.39)
“La maggior parte dei centri
culturali islamici presenti in Italia, non hanno un imam uscito
da un’apposita scuola. In Umbria, ad esempio, su 25 centri
culturali, ne avremo cinque o sei massimo. Questo vuole dire che
in Italia serve una scuola per imam perché siamo 3 milioni di
musulmani di cui un milione e mezzo italiani”: a dirlo Mimoun El
Hachmi, guida della comunità di Terni all’ANSA.
Per El Hachmi la scuola di imam “non deve solo insegnare il
Corano, ma soprattutto la cultura e le leggi italiane, il
rispetto dei diritti umani”. “Noi vogliamo un Islam italiano –
ha detto – che rispetti i valori dell’Italia e che può convivere
nella pace e nell’integrazione”.
Sui centri culturali “senza Imam”, El Hachmi spiega che
“diversi di questi hanno una “guida della preghiera: una figura
che può essere più o meno capace a cui ci si affida”. “Perché –
aggiunge – avere un imam che arriva dal proprio Paese di
origine, ha un costo. Ma ai vertici dei centri culturali servono
persone che conoscano la lingua, la cultura e le leggi italiane.
Per questo una scuola per imam, in Italia, sarebbe assolutamente
importante sul piano dell’integrazione”.
L’imam di Terni solleva poi un’altra questione. “Nelle
carceri, ad esempio, ci sono – sostiene – degli ‘assistenti
spirituali’ che incontrano detenuti, autorizzati con nulla osta
della Federazione islamica regionale competente, che non sanno
parlare né scrivere una parola di italiano. Ecco, se vedo un
rischio di diffusione dell’integralismo, queste figure non
qualificate rappresentano per me un elemento da monitorare con
particolare attenzione”.
“Noi vogliamo un Islam ‘italiano’, sotto la bandiera
italiana. Perché siamo musulmani d’Italia” conclude El Hachmi.
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