“L’inquinamento della plastica continua a inondare i nostri oceani, a nuocere alla fauna, ad infiltrarsi nei nostri ecosistemi. Rappresenta una minaccia diretta per il nostro ambiente, per la salute umana, per l’equilibrio precario del nostro pianeta”, ha dichiarato in apertura dei lavori a Nairobi Gustavo Meza-Cuadra Velasquez, presidente del Comitato internazionale dei negoziati (Inc) del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (Unep).
Nella capitale keniana è stata cosi’ inaugurata la terza sessione dell’Inc che si concluderà domenica 19, ma le trattative sul necessario trattato si profilano come particolarmente complesse a causa delle posizioni apertamente divergenti tra, da un lato tra i difensori dell’ambiente e dall’altro le grandi firme e gli industriali del settore della plastica. I negoziatori si sono già incontrati due volte, ma il vertice di Nairobi, sede dell’Unep, è la prima occasione per discutere di una bozza di trattato, pubblicata a settembre scorso, che delinea le molteplici soluzioni per risolvere il problema della plastica.
Nel 2022 le delegazioni di 175 Paesi avevano raggiunto un’intesa per finalizzare entro fine 2024 un primo trattato mondiale di lotta contro il flagello delle plastiche, considerato una “minaccia esistenziale per la vita, per l’umanità”, ha detto il presidente del Kenya, William Ruto, auspicando un “cambiamento per fronteggiarla”.
La posta in gioco in questi negoziati è davvero alta in quanto la plastica, derivante dai prodotti petrolchimici, è ovunque: rifiuti di ogni dimensione si trovano già sul fondo degli oceani e sulle cime delle montagne. Per giunta microplastiche sono state rilevate nel sangue o nel latte materno.
“La natura sta soffocando. Tutti gli ecosistemi (…) sono minacciati dall’inquinamento da plastica”, ha sottolineato Jyoti Mathur-Filipp, segretario esecutivo dell’Inc, prima di affermare che “abbiamo nelle nostre mani il potere per correggere questa traiettoria”. Secondo le previsioni degli esperti, l’inquinamento da plastica peggiorerà ulteriormente: la produzione annuale è più che raddoppiata in 20 anni, fino a raggiungere 460 milioni di tonnellate. Se non si interviene, potrebbe triplicare entro il 2060.
Tuttavia, solo il 9% della plastica viene riciclata. Inoltre ha un ruolo nel riscaldamento globale: nel 2019 rappresentava il 3,4% delle emissioni globali, una cifra che potrebbe più che raddoppiare entro il 2060, secondo l’Ocse. Prima dei dibattiti di Nairobi, una sessantina di paesi – guidati da Ruanda, Norvegia e UE – hanno espresso le loro preoccupazioni su questa tendenza e hanno chiesto “disposizioni vincolanti nel trattato per limitare e ridurre il consumo e la produzione” di plastica. Ma questa posizione non è condivisa dai Paesi membri dell’Opec e dagli Stati Uniti, che sono restii a prendere in considerazione una riduzione della produzione e si battono a favore del riciclaggio e di una migliore gestione dei rifiuti.
Inoltre, storicamente, i Paesi ricchi hanno inquinato di più e per anni hanno esportato i loro rifiuti verso quelli meno sviluppati. Durante gli ultimi negoziati di giugno scorso a Parigi, i sostenitori dell’ambiente hanno accusato i principali produttori di plastica di trascinare le discussioni. L’incontro in corso nella capitale del Kenya è la terza di cinque sessioni di un processo accelerato volto a concludere i negoziati il prossimo anno.
Dopo Nairobi, i negoziati dovranno proseguire nell’aprile 2024 in Canada e concludersi in Corea del Sud alla fine del 2024. I negoziati di Nairobi si svolgono a poche settimane dalla Cop 28 sul clima negli Emirati Arabi Uniti, il cui obiettivo è quello di ridurre le emissioni di gas serra e aiutare i Paesi in via di sviluppo ad affrontare le conseguenze del cambiamento climatico, dopo un anno segnato da devastanti eventi atmosferici.
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