“”Voglio dire ancora una volta che
non tornerò mai più a lavorare in Russia (ha allenato lo Zenit
nella stagione 2016-’17 ndr). Dopo ciò che ho visto con i miei
occhi in Ucraina, questo è fuori discussione. La Russia è
terrorismo, morte e dolore. Questo paese mi ha tolto la seconda
casa, Donetsk, e voleva portarmi via la terza, Kiev. Ricordatemi
come un uomo che ama l’Ucraina”.
E’ un uomo coraggioso Mircea Lucescu e, intervistato dal
quotidiano sportivo russo ‘Sport-Express’, non le manda certo a
dire. “Ho lavorato qui a Kiev con la Dinamo – continua il 78
tecnico dimessosi all’inizio del mese dalla guisa della squadra
della capitale ucraina – e ho visto con i miei occhi tutti gli
orrori della guerra che la Russia ha portato. Non ho lasciato la
squadra, ho allenato i giocatori sotto allarme aereo e ho
aiutato a evacuare le loro famiglie”. “Ho vissuto tutto questo
in prima persona, quindi cosa possiamo dire su un ritorno in
Russia? – cdice ancora l’ex tecnico dell’Inter e del Brescia –
Il mio sogno principale ora è la pace e la tranquillità in
Ucraina. È la sicurezza per Ucraini, stadi pieni e prosperità
per questo meraviglioso paese”.
Ma, no alla Russia a parte, Lucescu si ritira dal mondo del
calcio? “Ho lavorato tre anni alla Dinamo e quindici in
Ucraina, e ho detto ‘basta’. Adesso sono a casa, a Bucarest – la
risposta dell’allenatore romeno -. La mia carriera è finita? È
una bugia. Me ne sono solo andato dalla Dinamo Kiev ma non
lascio il calcio professionistico. Voglio ringraziare tutti
coloro che mi hanno aiutato: è stato estremamente difficile
giocare a calcio senza tifosi, sostegno finanziario, e senza
sponsor e pubblicità. Giocare solo con i giovane
dell’accademia”. “In ogni caso – conclude -, ho cercato di
mantenere il calcio nella mia vita. Questa è la cosa più
importante anche in una situazione così difficile”.
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