“La nostra preferenza è sempre di trovare un accordo con gli Stati membri, piuttosto che andare in giudizio alla Corte di giustizia”, spiega sempre la fonte.
Non è stato un passo facile per l’esecutivo europeo, che in questo ultimo scampolo della legislatura comunitaria è avvezzo a muoversi con estrema prudenza nei confronti degli Stati membri. Ma, sui balneari, evidentemente Bruxelles non aveva scelta. Roma ha adesso due mesi per conformarsi al parere della Commissione ed evitare così una maxi-multa. D’ora in poi, il negoziato avrà tempi contingentati. In una giornata da segnare con il cerchio rosso per le infrazioni italiane, la Commissione ha deciso di far andare avanti anche la procedura sull’assegno unico, anche in questo caso con un parere motivato. Una terza lettera, infine, è stata inviata al governo: riguarda il deferimento presso la Corte di Giustizia Ue per i mancati pagamenti della Pubblica amministrazione relativi al settore della strumentistica per le indagini criminali.
La lettera sui balneari si compone di 31 pagine, dato piuttosto inusuale per le missive delle procedure di infrazione, di prassi ben più brevi. E inusuale è stata anche la (non) pubblicazione del testo. Il documento non è stato infatti incluso nell’aggiornamento delle procedure aperte che, ogni giovedì, viene comunicato a stampa e utenti. E’ stato solo caricato il titolo della missiva nella pagina web dedicata, ma il suo contenuto non risulta consultabile.
Rispetto alla vicenda dei Balneari, quella dell’assegno unico ha una storia più breve. Sulla misura introdotta nel marzo 2022 Bruxelles aveva inviato una lettera per la costituzione in mora nel febbraio di quest’anno. La risposta dell’Italia è arrivata in giugno ma non ha soddisfatto la Commissione. Nel parere motivato l’esecutivo europeo asserisce che, nel prevedere che a beneficiare dell’assegno unico sia solo chi risiede da almeno due anni in Italia e vive nello stesso nucleo familiare dei figli, la misura è “discriminatoria”. Di certo, come certificato dall’Inps, l’assegno unico tra gennaio e settembre 2023 è stato versato a 6,3 milioni di famiglie, con una spesa di 13,4 miliardi.
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