Nei primi otto mesi dell’anno i
volumi di produzione industriale del comparto cavi e conduttori
elettrici hanno registrato un calo del 5,6%, ma la transizione
energetica e quella digitale guideranno la crescita nei prossimi
anni. È quanto emerge dal report sul settore nato dalla
collaborazione tra il servizio studi e l’associazione Aice di
Anie Federazione.
“I dati del primo semestre 2023 si inquadrano in un generale
rallentamento dell’industria manifatturiera a partire dai mesi
estivi dello scorso anno. Pesano il costo delle materie prime,
in particolare dei metalli come rame e alluminio, un
rallentamento degli investimenti nelle costruzioni e, in
generale, una politica monetaria restrittiva dovuta
principalmente alle tensioni geopolitiche”, commenta Marcello
Del Brenna, presidente di Aice, l’Associazione italiana
industrie cavi e conduttori elettrici, federata Anie di
Confindustria.
“E’ stato sentito dal comparto anche il fenomeno del dumping
dalla Cina. La Ue ha imposto dazi sull’importazione di cavi a
fibra ottica dalla Cina, in seguito ad un’iniziativa coordinata
da Europacable, associazione europea di riferimento, a cui hanno
partecipato produttori europei e associazioni nazionali, tra cui
Anie Aice”, aggiunge Del Brenna.
Il calo del settore è più marcato sia rispetto alla media
manifatturiera (-2,1%) sia nel confronto con l’andamento
registrato dal macrosettore dell’elettrotecnica (-0,6%). Sulle
tendenze del comparto “impattano il rallentamento degli
investimenti nelle costruzioni e le mutate decisioni di
investimento da parte delle utility, unitamente ai rallentamenti
mostrati dai principali settori industriali clienti”, aggiunge
lo studio.
Nell’intero 2022 per l’industria italiana dei cavi e
conduttori elettrici era proseguita la fase di recupero del
fatturato avviata nel 2021, con le aziende che hanno archiviato
l’anno con un fatturato aggregato di 6,6 miliardi e un export di
3,8 miliardi.
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