Delle antenate, che nelle competizioni hanno fatto valere il proprio nome a suon di successi, la versione attuale di A110 riprende il design, le dimensioni contenute e le proporzioni.
Tutto il resto, è sotto il segno della sportività moderna, con un comparto meccanico pensato proprio per esaltare il piacere di guida e far assaporare il gusto e il piacere di infilare una curva dopo l’altra con una sfiziosa sportiva, ultra leggera.
A fare la differenza con altre sportive, per l’Alpine A110 GT è soprattutto il peso di appena 1.100 kg, abbinato a potenza da vendere che una volta dietro al volante è garantita dal motore 1.8 turbo a 4 cilindri. Il cuore della coupé francese batte dietro i sedili, con la voce affascinante dei suoi 300 CV e 340 Nm di coppia massima. Come a dire, sulle curve l’Alpine A110 GT ha poche rivali in fatto di divertimento.
Lo sterzo è preciso, da vera corsaiola, mentre l’assetto è fondamentalmente neutro. Una sportiva di razza, che non stona (e non è scomoda) anche nell’uso quotidiano. La trazione non poteva che essere posteriore, anche se il motore centrale offre tanta motricità e consente all’avantreno di rimanere ben piantato sull’asfalto, anche nelle curve più ‘allegre’.
In fatto di performance, se per scattare da 0 a 100 km/h bastano poco più di 4 secondi, la velocità massima dichiarata è di 250 km/h. La trasmissione automatica a doppia frizione a 7 rapporti non fa rimpiangere il manuale e aiuta a gestire al meglio le cambiate anche in scalata. Volendo farci un viaggio più lungo (non troppo però, come abbiamo avuto modo di provare facendo la spola tra Milano e l’Emilia Romagna), l’assetto è godibile, rigido come si conviene ma non esasperato.
Il momento ‘magico’, una volta seduti sui sedili, per la verità comodi, della Alpine A110 GT, è però quello immediatamente successivo alla pressione del pulsante ‘Sport’, sempre pronto a concedersi, comodamente sul volante. Basta un gesto veloce e quasi distratto per scoprire tutta la potenzialità della vettura che da subito ci tiene a far capire che da quel momento le carte sul tavolo cambiano, grazie alla tonalità dello scarico che diventa più pungente.
Da quel momento in poi è tutto un susseguirsi di borbottii e piccoli scoppi, tra un’accelerata e una frenata, che accompagnano l’esperienza di guida più agguerrita, ingaggiando una danza a suon di paddle (in alluminio) del cambio, anche più del necessario e solo per la soddisfazione di sentire il motore borbottare. Per quanto riguarda l’abitacolo, c’è tutto quello che ci si aspetta da una supersportiva a quattro ruote. Una volta fatta l’abitudine alle dimensioni, il tutto risulta anche confortevole, a partire dalle sedute a marchio Sabelt. Prova di stile, la colorazione in tinta carrozzeria per la zona alta del pannello portiera che proietta lo sguardo a perdersi all’esterno dell’auto.
La bandiera francese campeggia fiera in diversi punti e buono è anche il suono dell’impianto audio Focal. Il modello della nostra prova è poi impreziosito con il Pack Microfibra, che aggiunge volante, plancia e altri pannelli in soffice microfibra. Non eccelle l’infotainment, del quale però non abbiamo sentito particolarmente la mancanza, concentrati su altri piaceri.
Il colore storico della Alpine A110 è il blu. L’arancione che ci ha accompagnato nella prova, però, ha colpito nel segno e ci ha scaldato i cuori. Praticamente, li ha incendiati.
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