Nel tentativo di arginare le critiche interne e la fuga degli inserzionisti, l’amministratore delegato di X, Linda Yaccarino, è dovuta correre ai ripari: “Noi siamo una piattaforma per tutti” e la “discriminazione da parte di chiunque deve fermarsi”. Ma oramai la frittata era fatta. Nel commentare il post di un utente nel quale si accusavano le comunità ebraiche di cavalcare “lo stesso tipo di dialettica dell’odio contro i bianchi che vogliono non sia usata contro di loro”, Musk si è detto d’accordo: “È la vera verità”. Le polemiche sono state immediate, tanto che il miliardario è stato costretto a spiegare: il principio “non si estende a tutte le comunità ebraiche – ha detto – ma, a rischio di essere ripetitivo, sono profondamente offeso dai messaggi dell’Anti Defamation League (organizzazione non governativa internazionale ebraica con sede negli Usa, ndr) e di altri gruppi che spingono de facto razzismo anti-bianchi o anti-asiatici, o razzismo di ogni forma”. Pur essendo noto per le sue controverse posizioni, Musk con il suo apparente sostegno alla “grande teoria della sostituzione”, l’idea dell’ultradestra basata sulla convinzione che le minoranze stanno sostituendo i bianchi, sembra aver superato stavolta la ‘linea rossa’. Soprattutto mentre è in corso la guerra fra Israele e Hamas. La sua presa di posizione stride con l’atteggiamento conciliante sfoggiato con il premier israeliano Benjamin Netanyahu incontrato a settembre, quando le polemiche sul proliferare del discorso d’odio su X erano già alle stelle. “Ovviamente sono contro l’antisemitismo. La libertà di parola significa qualche volta dire qualcosa che non piace ad altri. Non promuoveremo i discorsi d’odio”, aveva detto Musk. Parole che ora sembrano un ricordo lontano.
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