Al di là del tema di giornata, quello fra la premier e la segretaria del Pd è un botta e risposta che si protrae quotidianamente da una settimana. Da quando, cioè, Schlein ha portato 50 mila persone in Piazza del Popolo, a Roma. Una manifestazione che sembra avere rilanciato l’immagine della segretaria. Non sfugge ai dem, infatti, che subito dopo è stata proprio la presidente del Consiglio a “cercare” il confronto con Schlein replicando alle parole che la segretaria le aveva riservato dal palco: “Giorgia Meloni non vuole governare ma comandare: sono le parole di Elly Schlein, in piazza a Roma per la manifestazione del Pd, in merito alla riforma costituzionale.
“Cara Elly, noi vogliamo semplicemente che siano i cittadini ad avere più potere, dando cosi’ maggior forza e stabilità all’Italia. Cioè quello che dovrebbe sostenere ogni sincero democratico”. Un “riconoscimento reciproco” lo definiscono fonti del Pd. Lo stato maggiore dem, al momento, non chiede di meglio, convinto che la polarizzazione fra due leader di partito, due donne, non possa che giovare a Schlein, che non porta il “peso” del governo sulle spalle ed ha sicuramente molto più da guadagnare in un confronto con Meloni che non da perdere.
Ma c’è anche chi, fra i dem, si dice convinto che quella di Meloni sia una strategia precisa in vista delle europee: individuare un avversario da sconfiggere e, nel caso, indicare come un pericolo per le sorti dell’Italia è sempre stata una strategia precisa della destra italiana. Una fonte del Pd osserva che, da dopo la manifestazione del Pd, molti giornali di centrodestra o, comunque, distanti dal Pd hanno fatto una apertura di credito a Schlein dipingendola come interlocutrice di una sinistra matura.
Di fatto c’è che il Partito Democratico è il primo partito dell’opposizione ed è naturale che la premier, che rimane la leader del primo partito d’Italia e della coalizione di centrodestra, individui in Schlein la controparte politica. Tanto che nel Pd c’è chi è pronto a scommettere che, se Meloni dovesse candidarsi alle europee, Schlein farebbe lo stesso: “Le due si stanno marcando“, è la sintesi offerta.
Inoltre Schlein, molto più di Giuseppe Conte, si propone come federatrice del campo progressista. Il capo del M5s, al contrario, ha sempre ribadito di non volerne sapere di “campo largo”, ma di lavorare per accordi sui singoli temi. Che questa polarizzazione faccia bene a Schlein, tuttavia, è una tesi che non convince tutti nel Pd. Per un esponente dem, Meloni avrebbe scelto l’avversario più vulnerabile, attaccata all’interno della sua coalizione, soprattutto da Conte, sui temi internazionali, ma anche da Carlo Calenda sull’eccessivo movimentismo del Pd. Ed esposta Elly Schlein lo è anche al fuoco amico che proviene dalla minoranza dem, in questo periodo silente ma sempre pronta a dissotterrare l’ascia di guerra qualora le condizioni dovessero permetterlo o imporlo.
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