L’ufficio di presidenza del
Congresso spagnolo, a maggioranza progressista, ha votato a
favore del primo via libera alla legge sull’amnistia. Un voto
che accoglie il giudizio positivo espresso dai funzionari della
Camera stessa, secondo i quali il testo depositato dal Psoe non
presenta alcun rilievo di incostituzionalità.
A questo punto, la controversa legge sull’amnistia potrà
andare in aula a metà dicembre.
Intanto esplode la tensione all’interno della sinistra spagnola:
nei prossimi mesi il premier Pedro Sanchez non dovrà solo
affrontare la durissima opposizione delle destre ma soffrirà
anche, come spina nel fianco, il malessere di Podemos. Il
partito fondato da Pablo Iglesias infatti, è a un passo dalla
rottura con Sumar, l’alleanza di sinistra guidata dalla
vicepremier Yolanda Diaz, di cui Podemos sinora ha fatto parte.
Una polemica che covava da tempo ma che in queste ore si è
aggravata alla luce della decisione del leader socialista di
escludere le uniche due ministre di Podemos dalla squadra di
governo: Ione Belarra e Irene Montero, rispettivamente ai
diritti sociali e all’uguaglianza. Il numero dei ministri
affidati a Sumar è rimasto uguale, ma sono tutti esponenti
vicini a Yolanda Diaz.
Durante il passaggio delle consegne, Irene Montero ha parlato
chiaro dichiarando guerra a Sanchez: “Ci ha cacciato dal governo
perché abbiamo fatto quello che avevamo detto che avremmo fatto.
Sanchez – ha aggiunto – ha rotto il blocco democratico di cui
la Spagna ha bisogno”. Un attacco violento, per alcuni tratti
sorprendente: il Psoe ha sempre detto che il suo interlocutore è
Sumar, per cui, sulla carta, Montero avrebbe dovuto attaccare
Diaz, invece che Sanchez.
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