‘Tutti noi sì’ è la piattaforma politica che ha debuttato sui social, in poche ore oltre 300 follower, e che sabato vedrà le istanze per la prima volta con una delegazione in piazza a Roma nella grande manifestazione contro la violenza sulle donne del 25 novembre: una volontà collettiva di denunciare la complicità di ogni uomo “nel sistema di privilegio maschile che va spezzato e spazzato via”.
“La morte di Giulia, una di noi, per mano di un ragazzo, uno qualunque, ha dimostrato che il femminicidio rimanda ad una violenza sistemica, non è qualcosa di eccentrico, o riferibile al degrado – spiega Lorenzo che studia Storia – per questo il logo che abbiamo scelto è una mela marcia con i volti di tanti uomini perchè siamo tutti mele marce. Siamo tutti così in fondo per la cultura patriarcale che concede agli uomini quasi il diritto di esercitare violenza e potere sulle donne, una prevaricazione che si esprime anche in gesti, parole, atteggiamenti. Non c’è solo il femminicidio c’è ad esempio anche il mansplaining”. “Tutti Noi sì nasce per diffondere una presa di coscienza collettiva maschile, per educarci all’affettività perché in quanto maschi abbiamo tutti, nessuno escluso, utilizzato il nostro privilegio per generare oppressione ed esercitare violenza di genere. Non aver ucciso una donna non basta, siamo tutti parte del problema – spiega il collettivo che ha già generato un manifesto – vogliamo cambiare tutto, segnare una svolta, smantellare la narrazione che ci vuole mostri e mele marce, che nega un fenomeno sistemico di cui noi uomini siamo i carnefici”.
“Dopo 106 femminicidi bisogna cambiare le cose da dentro, e dunque dalla nostra parte. Con la consapevolezza che Filippo Turetta non è un mostro, non è l’errore del sistema ma è il sistema nel quale noi uomini siamo dentro”, spiegano. Il nucleo è composto da studenti universitari, tra i fondatori anche Camilla, “ma si sono aggiunti anche liceali”, l’ispirazione è l’attivismo di Non una di meno: “siamo nati per far parlare Giulia che voce non ha più ma anche per combattere la retorica di persone come Valdigamberi che voleva relegare Elena al silenzio o di chi ha detto che doveva pensare solo a piangere e ad accudire i familiari”.
Loro, i ragazzi di Tutti noi sì, invece ad Elena vogliono dire che raccolgono il suo appello: “partiamo dalla sensibilizzazione poi organizzeremo incontri anche nelle scuole, vogliamo contribuire ad una riflessione, il seme del patriarcato è dentro tutti, nessuno escluso, diciamo anche noi basta, vogliamo cambiare”. In futuro non escludono una manifestazione tutta loro, un segnale concreto che sia una presa di responsabilità. “Molti attori e cantanti hanno fatto post dicendo ‘Io mi scuso’, ma bisogna andare oltre. Bisogna distruggere la retorica dell'”Io no” e gridare “Tutti noi si”. Nessuno escluso. Non uno di meno.
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