“Con le inondazioni,” spiega ad Associated Press Shashwat Saraf, direttore delle emergenze in Africa orientale presso il Comitato internazionale di soccorso (IRC), “ci sono altri 3,1 milioni di persone in difficoltà estrema nella regione e di queste 1,7 milioni solo in Somalia”.
Secondo Shashwat Saraf, 1,5 milioni di ettari di terreno in Somalia sono stati sommersi a causa delle piogge eccezionali, e sono 53 le vittime delle alluvioni confermate da un alto funzionario dell’Agenzia somala per la gestione dei disastri.
L’ondata di meteo estremo ha interessato tutta la Somalia, inclusa la capitale Mogadiscio. Durante una visita nella regione di Ghedo, il Primo Ministro Hamza Abdi Barre ha promesso aiuti, compresa la fornitura di barche per aiutare l’evacuazione delle persone, appellandosi al sostegno internazionale per il supporto di emergenza.
Beledweyne, la città più colpita
Tra le città più colpite c’è la popolosa Beledweyne dove il fiume Shabelle ha rotto gli argini, spazzato via le case e costretto migliaia di persone a fuggire su terreni più alti vicino al confine con l’Etiopia. Secondo Save the Children, le inondazioni hanno costretto circa 250.000 persone – il 90% della popolazione della città – a lasciare le proprie case.
Il dramma nel dramma dei profughi della guerra e del clima
In fuga prima dalla violenza e dalla siccità, le prime vittime delle inondazioni sono i profughi nel campo di Kutiimo che accoglie gli sfollati interni. Emblematica la storia di Hakima Mohamud Hareed, madre di quattro figli di cui uno disabile, racconta che la sua famiglia è costantemente alla ricerca di un rifugio.
Hakima si è recentemente trasferita a Beledweyne, in fuga dagli scontri tra il gruppo jihadista al-Shabab e le forze governative somale. “Abbiamo lasciato la nostra casa in cerca di sicurezza e stabilità, ma non sapevamo che avremmo dovuto affrontare un’altra calamità”.
Le inondazioni hanno ridotto a brandelli la piccola tenda della famiglia: “Hanno spazzato via tutte le nostre cose, ci sono rimaste solo le nostre vite”, ha raccontato la donna.
L’impatto di El Nino
Il governo federale somalo ha dichiarato lo stato di emergenza a ottobre. Opinione comune tra gli scienziati è che El Nino, il fenomeno climatico formatosi questa estate, in anticipo rispetto al solito, nell’Oceano Pacifico, aumenti il rischio di eventi meteorologici estremi, comprese le precipitazioni fuori dall’ordinario.
El Nino si forma quando i venti che soffiano da est a ovest lungo il Pacifico equatoriale rallentano o invertono la direzione a causa di variazioni della pressione atmosferica, anche se gli scienziati non sono certi di cosa inneschi questo ciclo.
Il fenomeno modifica i modelli meteorologici in tutto il mondo, spesso spostando i percorsi aerei delle tempeste. È più intenso tra dicembre e febbraio e gli scienziati ritengono che il cambiamento climatico lo stia amplificando.
Molte zone della Somalia, così come nelle vicine nazioni del Corno d’Africa, Kenya ed Etiopia, stanno ancora ricevendo piogge torrenziali. Almeno 130 persone sono morte nei tre Paesi.
Il progetto Somali Water and Land Information Management, sostenuto dalle Nazioni Unite, ha messo in guardia da “un evento alluvionale di una portata statisticamente probabile solo una volta ogni 100 anni”.
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