Da parte sua, aggiunge, l’Europa “non ha altra alternativa che continuare con la strada ambiziosa che sta percorrendo sulla decarbonizzazione, ma dobbiamo assicurarci che i cittadini possano vedere come il processo “porterà risultati per loro”.
La necessità di avere “un sostegno molto ampio da parte della popolazione” europea, torna a più riprese nelle risposte del commissario olandese. Il successo di Dubai vorrebbe dire anche convincere gli altri a seguire l’Ue: messaggio sempre più importante da veicolare all’interno dell’Unione. “L’Europa – prosegue – è oggi responsabile solo del 7% delle emissioni globali, il 93% delle emissioni avviene al di fuori dell’Europa e se non risolviamo questo squilibrio, il cambiamento climatico continuerà a essere presente anche da noi”.
L’Ue chiederà esplicitamente l’impegno degli altri Paesi a ridurre le emissioni, triplicare l’energia prodotta da rinnovabili e raddoppiare l’efficienza energetica. Una delle parti più complicate dei negoziati di Dubai riguarderà il fondo “perdite e danni” da cambiamento climatico.
La posizione Ue è che “chi può, chi ha la capacità di pagare, dovrebbe pagare”, includendo Paesi come la Cina, con aiuti “davvero indirizzati ai più bisognosi”, come gli Stati africani e quelli insulari. Hoekstra ha già anticipato che l’Unione è pronta a fornire un “contributo finanziario sostanziale”. Ma le cifre saranno rivelate alla Cop. E, fa intendere Hoekstra, dipenderanno in larga parte dal resto dell’accordo, in particolare per quanto riguarda mitigazione e adattamento. La Cop “non è un ristorante à la carte dove si può scegliere una cosa senza tenere conto degli altri elementi”, commenta l’olandese.
Alcuni Paesi, come la Francia, vorrebbero un riconoscimento esplicito del nucleare come fonte di energia a basse emissioni. “In Europa è sempre un argomento delicato, il trattato dice chiaramente che i Paesi possono decidere da soli, e la maggior parte degli scienziati ci dice che non possiamo permetterci di escludere il nucleare dalle soluzioni”, aggiunge il commissario. Tornando all’Ue, “sono il primo a riconoscere che bisogna fare una separazione tra la traiettoria” di riduzione delle emissioni “nel suo complesso, e alcuni settori” in cui la CO2 è “semplicemente più difficile da abbattere e in cui potrebbe essere necessario un po’ più di tempo”. Ma sul settore trasporti Hoekstra ribadisce la posizione della Commissione europea, al di là delle pressioni tedesche e italiane per mantenere il motore a combustione anche oltre il 2035.
“Gli efuels sono qualcosa su cui dovremmo concentrare tutte le nostre energie nell’aviazione e nel settore marittimo, perché questi settori sono molto più difficili da abbattere rispetto alle automobili”, dice. La Commissione, però, “si è impegnata a proporre un atto legislativo sugli efuels e lo farà”.