“Giulia purtroppo non sarà l’ultima
vittima, se non cambiano le cose. Spero che quanto accaduto
risvegli in noi domande come che uomo sono, che uomo voglio
essere nei confronti del mondo, che esempio voglio essere per i
miei figli”. Lo ha detto all’ANSA Vinicio Marchioni, fra i
protagonisti di #NonRestiamoInSilenzio, la serata di ieri in
diretta su Radio2, organizzata con la Fondazione Una Nessuna
Centomila, in occasione della Giornata internazionale per
l’eliminazione della violenza contro le donne.
È importante ci siano degli uomini in questa battaglia,
perché “a uccidere siamo noi. Mi piacerebbe che gli uomini
inizino un dialogo tra loro, con quelli che ancora dicono ‘stai
zitta’, che ancora sono attaccati a un’idea di possesso di una
donna”. Non restare in silenzio “non vuol dire non avere
rispetto per le vittime che muoiono quasi ogni tre giorni, ma
portare una testimonianza, cercare di sensibilizzare, iniziare
ad ascoltare dei sentimenti”, aggiunge l’attore che è anche fra
gli interpreti di C’è ancora domani, il film di Paola
Cortellesi, fenomeno al botteghino (ha superato i 20 milioni di
euro di incassi) che affronta proprio il tema della condizione
della donna e della violenza di genere. “Il cinema molte volte
fa succedere cose magiche – osserva Marchioni -, entra nella
società civile, scuote e risveglia le coscienze, accende delle
micce e mette in moto dei processi. Credo che il film di Paola
abbia veramente parlato al cuore delle persone e il successo che
ha avuto mi fa pensare come quei temi siano ancora sotto la
cenere. È un film ambientato nel 1946, ma evidentemente c’è
qualcosa che è ancora rimasto lì. Questa società contemporanea
non ha ancora risolto molti temi di cui parla il film e i numeri
dei femminicidi e delle violenze confermano questa sensazione.
Credo fosse una delle intenzioni di Paola accendere queste micce
e mi auguro questo processo si metta in moto veramente”.
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