Carlo a un anno dalla morte di Elisabetta: “Grazie per l’affetto dimostrato a me e a Camilla”
Ma cosa significa questa locuzione latina? E che cosa c’entrerebbe re Carlo?
Tutto ha origine da una antica tradizione monarchica britannica, addirittura risalente al Medio Evo. Il che pare surreale nel Regno Unito d’oggi e che invece oltremanica è ancora valida. I beni “bona vacantia” sono quelli appartenuti a persone che muoiono e che non hanno o non hanno indicato alcun erede. Di norma, i loro immobili, averi e altri asset finiscono nelle case del Tesoro dello Stato britannico.
Ciò però non accade in Cornovaglia e appunto nel Ducato di Lancaster, dove vigono ancora norme medievali, che risalgono a secoli fa, ovvero a quando queste aree erano governate da un duca. Nel primo caso, in Cornovaglia, gli asset “bona vacantia” finiscono nel patrimonio reale “Duchy of Cornwall” gestito dall’erede al trono, ovvero il principe William.
Nel secondo caso invece, ossia quando muore qualcuno senza eredi nell’attuale contea del Lancashire e altre aree vicine (come parte del Merseyside, Cheshire e Cumbria) che includono anche Liverpool, Manchester e Preston, i beni del defunto finiscono nel patrimonio di immobili, fondi e proprietà del “Duchy of Lancaster”, gestito invece dal monarca. Ossia re Carlo.
Questi asset hanno limiti di utilizzo e non possono essere a scopo speculativo. Difatti, in teoria, appena coperti i costi di transazioni e imposte, il resto dovrebbe andare in beneficenza. Ora, però, il Guardian ha scoperto che ciò sarebbe avvenuto solo nel 15% dei casi e che buon parte di questi beni “bona vacantia” di persone defunte sarebbero stati invece indirettamente utilizzati dal Duchy of Lancaster di re Carlo per fare profitti. Come per esempio ristrutturare abitazioni, palazzi, tenute, magioni e casa di campagna che sono state successivamente affittate a privati, ingrassando così le casse del Ducato.
Non solo. Sempre secondo il quotidiano britannico, anche i fondi “bona vacantia” destinati ad associazioni di beneficenza in realtà potrebbero essere stati investiti da quest’ultime (che si chiamano “Duchy of Lancaster Benevolent Fund” e “Duchy of Lancaster Jubilee Trust”) in altri fondi, di valore pari a circa 20 e 30 milioni di euro. Potenzialmente, tali investimenti sarebbero finiti a loro volta anche in asset indirettamente legati (tramite l’indice Ftse All-Share) all’industria del petrolio, del gas e del tabacco, come di aziende quali Shell, Bp e British American Tobacco. In questo modo, le sue associazioni di beneficenza avrebbero racimolato negli ultimi cinque anni almeno 2,2 milioni di euro a testa.
Per questo, oggi il Duchy di Lancaster ha annunciato e assicurato una gestione dei fondi in investimenti futuri che abbiano garanzie etiche certe, come il Ducato di Cornovaglia di William già impone. A discolpa di re Carlo, c’è da dire che il monarca fino all’anno scorso era il titolare proprio del Duchy of Cornwall e che, una volta salito al trono, ha ereditato la gestione del Ducato di Lancaster – con regole evidentemente diverse – dalla madre Elisabetta II.
Il Duchy of Lancaster è un portfolio di asset, immobili sparsi nel Regno Unito e investimenti (come equity e bond) per un patrimonio complessivo privato di circa 74 milioni di sterline (oltre 85 milioni di euro), che ha l’obiettivo di procurare “introiti personali” al monarca. Solo negli ultimi dieci anni, il ducato avrebbe incassato circa 60 milioni di asset “bona vacantia”.
Anche se buona parte di questi profitti va allo Stato britannico, nell’ultimo anno re Carlo avrebbe guadagnato circa 30 milioni di sterline dal ducato di Lancaster. Negli ultimi 60 anni, secondo il Guardian, i due ducati in questione avrebbero incassato circa 1,4 miliardi di euro.
Buckingham Palace non ha voluto commentare queste rivelazioni del quotidiano. Invece il sindaco di Liverpool, Steve Rotheram, ha chiesto urgente chiarezza. Mentre quello di Manchester, Andy Burnham, ha dichiarato: “Queste bizzarre pratiche sembrano appartenere ancora al Medio Evo”.
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