‘I numeri sono in ambito simbolico elementi maggiori – scrive Corinne Morel nel suo Dizionario dei simboli, dei miti e delle credenze – A riprova dei principi filosofici contenuti nei numeri del carattere spirituale del loro studio, i primi matematici erano dei filosofi. Come a dire che, lungi dal ridurre i numeri a un mero uso quantitativo, gli studiosi li hanno intesi come un supporto simbolico privilegiato’. E’ in parte quello che fa anche Jimi Hendrix nel suo celebre brano ‘If 6 was 9’, celebre anche per essere stato usato nella colonna sonora di Easy Rider, il film del 1969 diretto e interpretata da Dennis Hopper con Peter Fonda e Jack Nicholson. Perché simbolico? Perché mette in discussione la natura solo quantitativa del numero: basta mettersi da un altro punto vista e 6 diventa 9: è in fondo l’invito del caro vecchio professor Keating dell’Attimo fuggente e un modo per confezionare quell’inno all’individualità che per molti è il brano di Hendrix ribadendo, con i numeri, che nessuno è uguale all’altro.
Senza questo potere extranumerico del numero non si spiegherebbero i tanti numeri diventati celebri e a cui è attribuito un significato speciale: dal 3 al 7 (i giorni che Dio ha impiegato a completare la creazione ma anche quello degli attributi di Allah) al 9, simboli della perfezione, al 666 numero angelico e numero del diavolo al tempo stesso, a 777 (numero della massima consapevolezza) e 888 (numero di Gesù) fino a 48 e 68 che non hanno a che fare con la numerologia ma che sulla base di fatti storici concreti sono diventati modi di dire. Non sono certo gli unici: da dare i numeri a fare un numero a vado per uno, sia nella tombola che per dire sono molto indaffarato.
Forse siamo numeri più di quanto vorremmo, soprattutto in tempi di messaggistica social: ‘ti blocco’ significa ‘blocco il tuo numero’ e quindi la tua voce, la tua persona, il tuo stesso essere. E vale la pena ricordare non solo il fisico Carlo Rovelli, che ama citare il filosofo indiano Nagurjuna, un classico della tradizione filosofica buddista, secondo cui le cose sono solo relazioni perché niente esiste in sé e tutto è sempre in relazione a qualcos’altro, ma anche un professore di Analisi numerica dell’università di Roma Tor Vergata, Paolo Zellini che ha dedicato un libro ricco, affascinante, imprevedibile a ‘Numero e Logos’ per provare a dimostrare quanto siano intrecciati i destini dell’uno e dell’altro e come l’uno non possa essere concepito e dunque esistere senza l’altro.
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