(di Alessandra Baldini)
“Io censurato per il mio
messaggio anti-Trump”: salito sul palco dei Gotham Awards per un
omaggio all’ultimo film di Martin Scorsese, Killers of the
Flower Moon, Robert De Niro ha perso il filo del discorso,
protestando perché l’inizio dei suoi commenti non era apparso
sul gobbo così come lui li aveva preparati.
“Non mi ci ritrovo. C’è stato un errore”, ha detto l’attore:
“L’inizio del discorso è stato tagliato a mia insaputa. Ma ve lo
voglio leggere”, ha aggiunto tirando fuori dalla tasca il
cellulare: “La storia non è piu’ storia. La verità non è verità.
Anche i fatti sono sostituiti da fatti alternativi e guidati da
teorie complottiste e bruttezza”. De Niro ha proseguito
affermando che “in Florida, agli studenti si insegna che la
schiavitù è stata un bene per gli schiavi. Anche l’industria
dello spettacolo non è immune da questa piaga”. E poi,
attaccando frontalmente Donald Trump: “La menzogna è diventata
l’ennesima arma nell’arsenale del ciarlatano. L’ex presidente ha
mentito oltre 30mila volte in quattro anni di Casa Bianca e
continua a mentire nella nuova campagna elettorale. Ma con le
menzogne non può nascondere la sua anima”. De Niro si è poi
rifiutato di ringraziare i Gotham e Apple, che ha finanziato il
film di Scorsese, accusando entrambi di esser dietro alla
censura: “Come hanno osato?”.
Non è la prima volta che l’80enne star due volte premio Oscar
(per Toro Scatenato e Il Padrino parte seconda) si lancia in
tirate contro Trump che, per parte sua, gli ha spesso reso pan
per focaccia: nel 2016, in un video pre-elettorale, l’attore
aveva accusato l’allora candidato repubblicano di essere
“palesemente stupido”, ma anche “un cane, un maiale, un
truffatore, un bastardo che non sa di cosa parla”. Tre anni
dopo, intervistato dal Guardian, aveva detto che non aspettava
altro che vedere Trump in prigione, mentre lo scorso ottobre, in
un messaggio inviato a un evento anti-Trump a New York, aveva
definito l’ex capo della Casa Bianca “un bullo senza morale o
etica”.
Il discorso di De Niro ha rubato la scena ai vincitori dei
premi Gotham, un trampolino di lancio per il cinema indipendente
e la prima tappa della stagione dei premi che culminerà con gli
Oscar 2024. Past Lives dell’esordiente regista Celine Song ha
vinto come miglior film: il dramma intimista, in cui una giovane
scrittrice immigrata fa i conti con le occasioni mancate della
sua vita quando ritrova l’uomo che era stato il primo boyfriend
della sua infanzia, è stato prodotto da A24, lo studio
indipendente che ha portato agli Oscar 2023 Everything
Everywhere All At Once.
Lily Gladstone ha vinto il primo premio per la recitazione (i
Gotham non distinguono tra attore e attrice), ma non per Killers
of the Flower Moon: è stato il suo ruolo in The Unknown Country
su una donna che si imbarca per un lungo viaggio in auto dopo la
morte della nonna di cui si era presa cura fino ad allora ad
attirare l’attenzione della giuria. I Gotham per il miglior film
internazionale e la migliore sceneggiatura sono andati invece a
Anatomia di una Caduta della francese Justine Triet, il thriller
che a maggio ha vinto la Palma d’Oro a Cannes.
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