Costruito negli anni ’20 per volontà di Bruno Banchini, campione di palla elastica, lo sport più popolare ai tempi che a fine carriera decide, lui che era uno sportivo, di mettere in piedi un teatro che tra i suoi progettisti aveva Pierluigi Nervi. Non solo. Sempre Betti riuscì a fermare la speculazione edilizia che voleva trasformare quello stesso teatro in un garage, costituendo un comitato cittadino che, tramite una raccolta di fondi, lo riacquistò e lo restituì alla città, rilanciandone nel contempo l’attività teatrale. Al quel salvataggio, come si vede nel film, contribuì anche il giornalista e conduttore tv Maurizio Costanzo. Confluiscono nel filmato di 55 minuti il racconto in prima persona dei protagonisti di quella vicenda che coinvolse enti pubblici e privati cittadini, il tutto raccontato da Drusilla Foer, che conobbe personalmente Roberta Betti e ne fu amica tanto da avere un battesimo artistico proprio al Politeama. Tra le testimonianze quelle di Simona Marchini, Giovanni Caccamo e Franco Godi il cui percorso artistico si lega alla parabola di Roberta Betti ed Elvira Trentini.
“Sono venuto a conoscenza di questa storia grazie ad un’amica appassionata di teatro – ha detto a Torino il regista Martinotti – e immediatamente ho pensato che in un’epoca in cui la cultura è finanziata prevalentemente da sponsor privati fosse importante raccontare di un teatro salvato da comuni cittadini, appassionati di cultura e spettacolo”. Perché La donna che riapriva i teatri è concepito stilisticamente come una favola e inizia con un ‘C’era una volta’? “Perché tutto è talmente assurdo in questa storia vera da sembrare una favola. Intanto Bruno Banchini un ‘calciatore del bracciale’, uno sport molto famoso all’epoca, che va in pensione e invece di investire in auto e terreni mette su un teatro nel 1924, tra l’altro, una bellissima struttura liberty e poi in quello spazio magico vengono scoperti tanti talenti compreso quello di Drusilla”.
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