Saranno sempre più piccole ma più collettive, con il mondo intorno e dentro, soggette a continui cambiamenti, colorate e piene di ricordi da viaggi ed esperienze, il minimalismo è morto e sepolto. Perderemo inoltre quel briciolo di privacy che ora pensiamo di avere (ma che già è altamente ridotta a furia di sistemi di domotica, connessioni internet, assistenti personali intelligenti come Alexa, elettrodomestici che monitorano i nostri consumi, ci aiutano a cucinare e a riempire il frigo studiando le nostre abitudini, e così via). Solo una camera, magari quella da letto, resterà gelosamente chiusa al mondo esterno: privacy blindata, del tutto offline, una bolla di pace in cui ricaricarsi, riposare, dormire, amarsi, curare il corpo, leggere eccetera. I trend del prossimo abitare sono stati discussi recentemente in un webinar di ‘design lectures’, a cura di Siemens Elettrodomestici.
Le nostre case di oggi sono più vecchie di noi ma si stanno trasformando per essere al passo con chi le abita. Non saranno più scrigni chiusi, riservati alla famiglia e blindate agli occhi esterni. I locali non saranno più quelli che siamo abituati a considerare. Anche gli spazi minimalisti sono finiti, riempiremo le nostre case soprattutto di oggetti-feticci, ricordi dei nostri viaggi, delle nostre esperienze, di colori e profumi amati – dicono gli analisti. E spuntano di nuovo tappezzerie colorate, tende e perfino paraventi, questi ultimi scomparsi da tempo, usati come divisori temporanei, quinte colorate, e perfino opere d’arte sulla spinta dell’imminente e stupefacente mostra a loro dedicata, ‘Paraventi: folding screens from 17° to 21° centuries’, in programma alla Fondazione Prada a Milano dal 26 ottobre al 26 febbraio 2024.
Pittura o scultura? Arte o complemento d’arredo? Elemento utilitaristico oppure ornamentale? Decorativo, funzionale, architettonico o teatrale?” spiega il curatore della mostra, Nicholas Cullinan, che indaga la storia ed i significati di questi oggetti ripercorrendo le contaminazioni tra Oriente ed Occidente, i processi di ibridizzazione tra le forme d’arte e le funzioni, le collaborazioni tra designer ed artisti e, infine, la creazione di opere inedite. Paraventi (in carta, stoffa, fatti con materiali riciclati, di cime marine, legno e perfino trasparenti, per delineare gli spazi ma non oscurarli), divisori, separé, anche avanti alle finestre per nascondere o inondare di luce piccoli spazi e su balconi e terrazze (ricoperti da piante rampicanti o di design) per fare da quinta o allontanare occhi indiscreti, spunteranno perciò di nuovo nelle case ‘fluide’.
La casa come paesaggio
“Le case stanno cambiando da tanto tempo, da almeno 40 anni e siamo ad un punto di trasformazione evidente. Passiamo dal modello di una casa predefinita in cui gli spazi erano rigidi e corrispondevano ad una funzione, all’idea di casa come paesaggio, un luogo fluido di cambiamento perché cambia la città intorno alla casa e dentro la casa, – spiega Luca Molinari, docente di progettazione dell’architettura e direttore di Platform. – Dalla casa come luogo funzionale dove dormivo, mangiavo e mi riposavo per poi andare in altri luoghi dove lavoravo o facevo altre cose specifiche siamo oggi alle città con funzioni e pratiche che si mescolano continuamente e ciò non era stato previsto. Lavoriamo ad esempio in ufficio ma anche seduti ai tavolino di un bar o a casa dove magari svolgiamo delle call per poi tornare in ufficio. Le nostre vite sono sempre più complesse e stratificate. L’uomo abita casa e città in modo molto diverso e complementare e la pandemia l’ha dimostrato moltissimo”.
La gerarchia della casa di una volta era chiara, ora tutto si mescola tra spazio pubblico e privato. Gli spazi interni alle abitazioni avranno sempre meno muri di suddivisione. Il concetto di bilocale, trilocale e così via si sta perdendo. La separazione tra cucina e sala da pranzo o tinello idem. Il numero delle stanze perde valore, i muri si eliminano per progettare sempre più aree multifunzionali , da condividere e aperte sul paesaggio con spazi in grado di assorbire varianti anche del tutto inattese. “La separazione tra interno ed esterno, tra dentro e fuori, tra chiuso e aperto, tra stanze e fuori, tra privato e pubblico si sta assottigliando sempre più. Assistiamo ad una crisi della privacy già ora con il telefonino che invade il nostro mondo interno fondendolo con il virtuale e con l’esterno. Dovremo bilanciare tale fusione con l’esterno e quindi la mancanza di privacy in tutte le zone di casa con alcune stanze schermate totalmente, completamente offline” precisa Molinari.
Una progettazione ‘olistica’
Che le case subiscano una nuova trasformazione aprendosi all’esterno è un passo in più rispetto ai trend degli anni post-covid che ci hanno fatto riscoprire l’amore per la vita outdoor, siamo ora al passaggio successivo e le case si modificano al loro interno, e spesso in chiave verde anche per l’ultimo ‘Inspiring Living For Tomorrow. Lifestyle Trends 2024’ (edito da Neolith) che analizza i cambiamenti della società, la sostenibilità ambientale e i nuovi modi di abitare. “L’urbanistica incentrata sulle persone, il benessere e il ritorno alla natura sono i temi al centro in architettura, design di interni, moda e industria, – si legge nel volume. Le case si trasformano in spazi multifunzionali, autonomi e sostenibili, microliving, modularità e polivalenza per garantire a che le abita di adattare gli ambienti alle proprie necessità e gli elementi naturali prenderanno sempre più posto nelle nostre case. Tutto completato da un approccio “verde” e sostenibile all’urbanizzazione, nonché da un tipo specifico di architettura, detta Greentecture.
Segue un interesse spiccato per le emozioni, il benessere e l’equilibrio che l’interior design può suscitare. Progettazione ‘olistica’ e aree rigenerative cominciano a essere prese in considerazione quando si progettano spazi pubblici e privati, – spiegano gli autori che includono anche la consapevolezza sociale tra i trend (abbasso gli sprechi), insieme al rispetto per l’ambiente. “Insegnare alle persone a valorizzare ciò che già abbiamo invece di sostituire rapidamente tutto porterà a un cambiamento culturale. Il 2024 sarà la grande era del rispetto, della generazione zero rifiuti e dell’upcycling” .
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