Per adesso mancano ancora norme
precise ma se la direttiva europea sulle “case green” verrà
confermata, l’Italia dovrà riqualificare entro il 2030 un
patrimonio abitativo “enorme”. Il 60% degli immobili sono ancora
in classe energetica G o F, le più basse, e di questi almeno il
15% sono considerati particolarmente energivori. Numeri che sul
capoluogo ligure, dove le abitazioni storiche sono
particolarmente numerose, rischia di avere un impatto ancora più
serio. I dati, resi noti da Ance nel corso della Smart Week,
indicano un problema per molti proprietari di immobili perchè
per ogni condominio si stima una spesa media attorno ai 640 mila
euro, che scendono a 115 mila per gli immobili unifamiliari.
Il tema è stato al centro dei lavori sulla “riqualificazione
energetica degli edifici a Palazzo Tursi. “Per adesso parliamo
di una direttiva che è ancora in fase di discussione e deve
ancora essere tradotta in norma – spiega il presidente
dell’ordine degli architetti, Riccardo Miselli – e quindi gli
allarmi che si stanno alimentando sono basati su contenuti
ancora sfumati e di ampia flessibilità. La speranza è che nella
tradizione delle norme nazionali e locali si definiscano ambiti
nei quali possa essere più facile fare rigenerazione urbana. Si
tratta di ribaltare il punto di vista e, invece di agire
sull’efficientamento del singolo edificio, a carico del privato,
si possa ragionare su logiche di sistema con interventi che
possono al coinvolgere interi quartieri nei quali portare
innovazione sociale, ambientale ed economica. Anche perché
queste misure sono fatte per mettere a sistema ambiente,
energia, sviluppo e dimensione sociale”.
Al convegno, aperto dall’assessore allo sviluppo economico
del Comune di Genova, Mario Mascia, ha partecipato, tra gli
altri, la presidente di Ance Giovani Angelica Krystle Donati.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA