Il mondo è infatti indietro nell’impegno di ridurre i combustibili fossili, aumentare le fonti rinnovabili e l’efficienza energetica per contenere l’aumento della temperatura globale entro 1,5 gradi a fine secolo rispetto al periodo preindustriale (1750-1850). L’appello a fare molto di più, a raddoppiare se non triplicare gli sforzi è arrivato forte e chiaro non solo dalla scienza ma anche da numerosi organismi e istituzioni. Qualche giorno fa, il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, in vista della Cop, ha detto che “i leader devono interrompere il ciclo mortale del riscaldamento del pianeta” perché “senza cambiare rotta, ci stiamo dirigendo verso un disastroso aumento della temperatura di tre gradi centigradi entro la fine del secolo”. Che vuole dire una serie di conseguenze disastrose per il Pianeta, con eventi meteorologici estremi. Come sta già accadendo in tante parti del mondo.
Ma a imprimere una svolta, per una buona riuscita della Cop28 prevista fino al 12 dicembre e con 70mila presenze, potrebbero essere gli inviati speciali per il clima di Usa, John Kerry, e Cina, Xie Zhenhua. Assenti i rispettivi presidenti Biden e Xi, sono loro i protagonisti. Anche perché assieme Cina e Stati Uniti sono i maggiori produttori di gas serra (sommati fanno il 40%). Senza l’azione delle due superpotenze, “non si vincerà questa battaglia” ha detto Kerry assicurando di aver deciso con l’omologo cinese di lavorare “per il successo” della Cop.
Fra gli assenti anche il Papa che ha dovuto rinunciare per motivi di salute e che sarà rappresentato dal segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, il cui intervento per la Santa sede sarà il 2 dicembre sulla mitigazione (cioè rendere meno gravi gli impatti dei cambiamenti climatici prevenendo o diminuendo l’emissione di gas serra).
Gli altri argomenti chiave della Cop saranno anche il fondo ‘Loss& damage’ per ristorare le perdite e i danni del clima nei paesi poveri e il fondo da 100 miliardi all’anno fino al 2025 a sostegno delle economie in via di sviluppo.
Giovedì la Conferenza verrà aperta su aspetti organizzativi e procedurali dal presidente, Sultan Ahmed Al Jaber, ministro dell’Industria degli Emirati arabi uniti e inviato speciale per il cambiamento climatico, al centro di alcune polemiche, sia per essere amministratore delegato della società petrolifera di Stato-Adnoc, sia per presunti affari avviati con delegazioni governative di Paesi stranieri in materia d’idrocarburi, che ha smetito. Al Jaber guida anche Masdar, azienda emiratina di energia rinnovabile. Polemiche anche sul Paese ospitante che produce petrolio.
L’1 e 2 dicembre apertura di ‘alto livello’ con gli interventi dei capi di Stato e di Governo (tre minuti a testa), ne sono previsti 150 (mai così tanti prima).
La premier Giorgia Meloni (in delegazione tra gli altri l’inviato speciale per il clima, Francesco Corvaro e il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto e tra i presenti all’apertura anche l’Ad di Eni Claudio Descalzi) parlerà il primo dicembre – giornata incentrata sull’adattamento (sulle misure per prevenire o ridurre al minimo i danni) un tema ritenuto di gran rilievo a cui tengono molto i paesi in via di sviluppo e l’Africa, verso cui l’Italia è impegnata con il piano Mattei e con gran parte del fondo italiano per il clima da 4,2 miliardi di euro.
La sera di venerdì la premier presenzierà al concerto del Teatro alla Scala, arie italiane soprattutto: un evento “voluto da Meloni e Bin Zayed” (il presidente degli Emirati Arabi Uniti), si sottolinea da fonti italiane, organizzato in collaborazione con il ministero dei Beni culturali, degli Esteri e con il sostegno di Plenitude (Eni).
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