Facendo il punto con l’ANSA sulle attività consortili, Brescianini ha sottolineato che “oi abbiamo sostanzialmente le attività divise su due aspetti fondamentali.
Da un lato l’attività interna di ricerca e di sviluppo, soprattutto sempre negli ultimi anni legata alla sostenibilità, ormai collaboriamo con l’università di Brescia, di Milano, San Michele all’Adige, Padova. E stiamo cercando di avviare collaborazione all’estero sui temi che riassumo in modo, un argomento abbastanza complesso, però sotto il cappello della biodiversità funzionale ovvero quanto la vita del vigneto, sopra e sotto suolo, è importante sicuramente per l’ambiente per il pianeta, è già di per se sarebbe un altro motivo, ma un po’ più egoisticamente per la qualità del vino”.
“Dall’altra – ha aggiunto Brescianini- la promozione del prodotto, quindi provare a far conoscere il nostro vino, il nostro territorio, in Italia e sui mercati principali del mondo. Su questo devo ricordare, perché è giusto, l’importanza e la fortuna di essere in Italia e come la grande cucina italiana è sempre più riconosciuta nel mondo e allora noi a Shanghai, a Dubai, a Hong Kong, a New York, a Los Angeles, a San Francisco, Tokyo, Vancouver, o Toronto a Berlino, piuttosto che Amburgo o Londra, troviamo la ristorazione di quella che ormai da un po’ di anni è definita la nuova grande cucina italiana. Bisogna dire grazie a tutti questi chef, a questi cuochi, che sono ambasciatori del made in Italy e di fatto apripista, è vero che l’alta ristorazione non è per tutti però io dico sempre un po’ come se fosse la Formula Uno o Haute Couture nella moda, sono apripista che servono per portare anche tanto prodotto della nostra manifattura, dei nostri artigiani, dei nostri agricoltori”.
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