Questo quanto emerge dall’indagine annuale dell’ESG Culture LAB di Eikon Italia, che ha coinvolto un campione nazionale rappresentativo di 1600 persone, tra i 18 e i 65 anni, e che ha rilevato la conoscenza e la percezione della sostenibilità e il coinvolgimento in 7 su 17 Obiettivi SDGs 2030.
“Per il rapporto 2023 – spiega Cristina Cenci, antropologa e senior partner di Eikon Strategic Consulting – abbiamo scelto la metafora “Equipaggio pronto, navigazione incerta”, espressione che sintetizza risultati che mostrano una situazione, in Italia, in cui c’è un significativo interesse per il tema della sostenibilità, anche in appropriazione rispetto ai propri comportamenti quotidiani. Nello stesso tempo, però, c’è anche un rischio sfiducia rispetto alle organizzazioni in cui si lavora e alle istituzioni. E questo sottolinea una tendenza a chiudersi nel proprio ambito familiare privato e a non affidarsi a un progetto più collettivo di trasformazione, in cui non si crede o da cui si ha paura di essere in qualche modo delusi”.
Nei dati, però, si legge quello che è stato definito “effetto Meloni”. La presenza di una leader donna, cioè, influisce sulla percezione che italiane e italiani hanno sul coinvolgimento delle istituzioni nei temi della sostenibilità. “Quest’anno abbiamo visto un miglioramento, seppure in un clima più ampio di sfiducia rispetto al giudizio sull’impegno delle istituzioni. Ma è un miglioramento completamente trainato dall’esistenza di una leader donna, che migliora il giudizio sulla parità di genere nel nostro paese – dice ancora Cenci – strettamente legato alla sua presenza. Perché poi, invece, il dato sulla sensibilità e il coinvolgimento delle istituzioni per gli aspetti ambientali e sociali, tra cui la parità di genere, resta ancora piuttosto critico”.
Ma non è tutto oro quello che luccica, perché se è vero che che la parità di genere viene trainata dall’“effetto Meloni”, rispetto alla percezione delle istituzioni, altrettanto non si può dire rispetto ai luoghi di lavoro. “Certo – commenta Cenci – perché questo effetto positivo non si ritrova all’interno delle organizzazioni. Abbiamo quasi il 40% delle donne che giudicano la propria organizzazione indifferente al tema della parità di genere e questo si rispecchia anche nello scarso impegno delle persone, nel loro ruolo professionale, rispetto a questo tema”.
Un altro tema critico quello dei giovani, soprattutto per quello che riguarda l’attenzione all’occupazione giovanile, che registra il dato più negativo di tutta l’indagine – il 60% del campione giudica non prioritario il tema per le istituzioni che appaiono deleganti o indifferenti – “Italiane e italiani credono che le istituzioni non siano sufficientemente impegnate in questo obiettivo chiave – proseguono da Eikon Strategic Consulting – che però è uno degli obiettivi che più stanno a cuore agli italiani. C’è una priorità molto alta dell’occupazione giovanile da una parte e un giudizio molto critico verso le istituzioni dall’altra, e questo alimenta un’atmosfera di sfiducia”.
Restando nell’ambito professionale, il rapporto spiega dove e come ci si impegna nei luoghi di lavoro rispetto ai temi della sostenibilità. “Mentre il personal engagement, cioè il coinvolgimento nella sfera personale, è molto alto, il coinvolgimento delle persone rispetto agli obiettivi di sostenibilità nella sfera professionale registra valori sempre positivi, però più bassi”, afferma Cenci. “C’è un coinvolgimento molto più significativo negli obiettivi ambientali, mentre si fatica a impegnarsi negli obiettivi sociali. Con una differenza importante: sembra esserci una grandissima apertura ai giovani. C’è difficoltà a impegnarsi nell’obiettivo parità di genere, ma c’è una grande voglia di collaborare e integrare i giovani nel proprio lavoro. Questo, però, va riconnesso anche al giudizio sulle organizzazioni – concludono da Eikon – Cioè quanto le persone credono che le organizzazioni in cui lavorano si stiano impegnando: c’è un riconoscimento forte dell’impegno in area ambientale, più critico in area sociale”.
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