La nuova accusa della magistratura: “Disturbo della quiete pubblica e diffusione di commenti falsi e non documentati su Internet”. “Il mio cliente è stato arrestato di nuovo ma non conosciamo i dettagli”, ha detto il suo avvocato.
Dopo la scarcerazione il rapper ha pubblicato un video su Internet con accuse alla magistratura iraniana, ha affermato di aver subito torture in carcere e di aver denunciato tutto alle autorità carcerarie. Il musicista è noto per aver spesso denunciato, con le sue canzoni, ingiustizie sociali e politiche. Lo scorso anno tramite i social aveva espresso solidarietà ai manifestanti che partecipavano alle proteste antigovernative. Salehi era stato arrestato anche nel 2021 per poi essere rilasciato su cauzione.
Fu arrestato a ottobre scorso, e rilasciato il 18 novembre. Il 32 enne è stato poi condannato a 6 anni e 3 mesi di carcere per efsad–e fel–arz in farsi “corruzione sulla terra” – reato tra i più gravi in Iran che potrebbe condurre perfino alla pena di morte. I suoi fan non hanno fatto in tempo a gioire per la sua liberazione, ora tornano a lanciare appelli per la sua liberazione attraverso i social media. E’ lui stesso a scrivere sui sui account social di come sia stato brutalmente colpito e poi “rapito” per strada dalle “forze del regime”, senza mandato d’arresto.
Il musicista aveva sostenuto, attraverso le sue canzoni e sui social network, il movimento di protesta innescato dopo la morte, il 16 settembre del 2022, di Mahsa Amini, una studentessa curda iraniana detenuta dalla polizia morale, che la accusava di aver violato il rigido codice di abbigliamento sull’uso dell’hijab – il velo islamico – obbligatorio. L’autorità giudiziaria ha poi accusato il cantante di “propaganda contro il sistema”, per aver “turbato la sicurezza”, di aver “cooperato con paesi ostili alla Repubblica islamica” e di “incitamento alla violenza”.
Gli agenti del regime hanno rapito #ToomajSalehi dalla strada senza alcun mandato e senza identificarsi
La Corte Suprema aveva riscontrato “difetti nella sentenza iniziale”. Le accuse contro Salehi in quel caso includevano la diffusione di “menzogne su Internet” e “propaganda contro lo Stato”, nonché l’incitamento alla violenza. È stato anche accusato di “aver formato e gestito gruppi illegali con l’obiettivo di disturbare la sicurezza in collaborazione con un governo ostile” all’Iran.
I funzionari iraniani hanno etichettato le proteste dello scorso anno come “rivolte” e hanno accusato i nemici stranieri di Teheran di fomentare disordini. Mesi di disordini successivi alla morte di Amini hanno causato quasi 600 vittime, tra cui dozzine di membri del personale di sicurezza, e migliaia di persone sono state arrestate. Otto uomini sono stati giustiziati in casi legati alle manifestazioni.
Vignetta su Toomaj Salehi
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