“Ho ricevuto parecchie segnalazioni – racconta il leader di SI Nicola Fratoianni – sull’evento creato dal Tg di Poste: quasi tutte per esprimere indignazione e senso del ridicolo per l’operazione mediatica messa in campo. Ma era proprio necessario fare un’intervista ‘esclusiva’ alla presidente del Consiglio?”.
“Già la Rai – va giù duro – si sta trasformando in TeleMeloni.
Ci si mettono pure le aziende pubbliche a fare operazioni di propaganda. Ma pensano davvero che trasformarsi nel nuovo Istituto Luce faccia il bene del Paese?”. “Ma fino a dove si estende TeleMeloni? – accusa il Pd con il responsabile Informazione Sandro Ruotolo – E’ diventata una cosa insopportabile. Siamo davanti all’occupazione del potere, dei mezzi di comunicazione peraltro pagati da tutti i cittadini”.
“Siamo di fronte a una nuova frontiera dell’occupazione politica dell’informazione – dice anche M5s con il capogruppo al Senato Stefano Patuanelli – con l’aggravante dell’utilizzo di uno strumento di divulgazione in capo a un’azienda il cui azionista di maggioranza è lo Stato, tramite Cassa depositi e prestiti e il MEF. Cosa dobbiamo aspettarci di più? Un comizio di Giorgia Meloni su treni, bus e metropolitane?”.
E non è morbida nemmeno +Europa. “Venti minuti di pura propaganda – attacca il segretario Riccardo Magi – trasmessi in ogni ufficio postale d’Italia, dove i poveri utenti non hanno nemmeno la possibilità di cambiare canale. Sembra uno scenario orwelliano invece è la realtà”. Magi ricorda, però, che “azionista di maggioranza di Poste è lo Stato italiano”.
Di qui l’interrogazione parlamentare al ministro del Tesoro.
“Perché gli altri leader politici – è la richiesta – non hanno la stessa disponibilità? Visto che il Mef offre a Giorgia Meloni questa stupenda opportunità promozionale, è urgente e doveroso che TgPoste ristabilisca l’equilibrio e intervisti tutti gli altri: altrimenti sarebbe un servizio ad personam che, è proprio il caso di dirlo, deve essere rispedito al mittente”.
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