“Voglio pagare per quello che ho fatto”: lo aveva detto alla giudice Benedetta Vitolo durante le dichiarazioni spontanee, lo ha ripetuto più volte, tra le lacrime, al pubblico ministero di Venezia, Andrea Petroni, che ha raccolto nel carcere di Verona la confessione “nei minimi dettagli”, coerente con gli esiti dell’autopsia che si svolgevano nel frattempo all’università di Padova.
La sua consapevolezza attuale è solida, accompagnata anche da cenni di pentimento. Su quella durante l’omicidio sembra che lo studente di ingegneria abbia fatto riferimento a una non piena lucidità quando accoltellava la ragazza che voleva diventare illustratrice, seguendo la fantasia dopo gli studi scientifici.
È qui che, in un contesto investigativo già carico di indizi e prove, oltre che della confessione, potrebbe intervenire una richiesta di perizia psichiatrica per accertare un eventuale vizio parziale di mente. Una strada impervia che l’avvocato Giovanni Caruso, profilo mediatico bassissimo e attento a calibrare mosse e pensieri, potrebbe battere più in là così come i magistrati, se dovessero avere dei dubbi. Non facile perché bisognerebbe trovare anche nella vita ‘prima’ di Filippo segni di un disagio grave poi sfociato in una non piena capacità di intendere e di volere.
L'”alterazione della mente” deve dipendere, indicano codice e giurisprudenza, da “un’infermità fisica e psichica tale da incidere concretamente sulla capacità di intendere e di volere del soggetto”. Di certo non basta attribuire il gesto al dolore per una storia finita.
La personalità di Turetta sarebbe caratterizzata da una spiccata tendenza alla possessività. Secondo quanto emerso dalle fonti investigative interpellate dall’AGI, il ragazzo non avrebbe invece manifestato tratti ossessivo compulsivi. Per chi indaga il ritardo nella laurea non sarebbe stato percepito con particolare tormento da Turetta. A suscitarlo sarebbe stata l’idea di essere lasciato dalla donna che reputava sua.
Giulia Cecchetin
Se Giulia “non poteva essere sua, allora non sarebbe stata di nessun altro”, era, secondo una fonte, l’assillo di Turetta fino all’omicidio. Dall’autopsia sono arrivate altre indicazioni utili per completare lo scenario del delitto confermato dallo stesso Turetta che ammette di avere rincorso e poi colpito Giulia nelle strade deserte e notturne di Fossò accoltellandola alle spalle, tra testa e collo, utilizzando una lama da cucina. Sul corpo della ragazza l’esame non avrebbe rivelato tracce evidenti, né sulla bocca né sulle mani, di legature con lo scotch. Un pezzo di nastro adesivo, comprato da Turetta online prima dell’omicidio, era stato trovato a Fossò.
Ora tutta l’attenzione si sposta sul saluto a Giulia previsto per martedì 5 dicembre nella basilica di Santa Giustina a Padova. Dopo di lei altre donne sono state uccise, qualcuna è stata salvata in sua nome come dai ragazzi proprio di Vigonovo che hanno fatto arrestare un uomo che maltrattava la moglie. Saranno in migliaia per mostrare che quello a Giulia non sarà solo un addio ma anche il ringraziamento a una ragazza che come nessuno ha rivoltato cuori e coscienze su questo tema.
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