L’uomo, Armand R., nato in Francia nel 1997, ha gridato « Allah Akbar » durante un attacco che fa ripiombare la Francia nell’incubo degli attentati islamisti. Il ventenne è stato fermato dalla polizia poco dopo. Alle forze dell’ordine avrebbe confidato di aver voluto vendicare «i musulmani uccisi sia in Afghanistan che in Palestina» anche se la sua rivendicazione non è ancora chiara anche perché, dai primi elementi dell’indagine, Armand R. era stato seguito in passato per gravi disturbi psichiatrici.
“Mando le mie condoglianze alla famiglia e ai cari del cittadino tedesco morto questo pomeriggio durante l’attacco terroristico a Parigi e penso con emozione alle persone attualmente ferite e sottoposte a cure”, ha scritto Macron su ‘X’ che ha ringraziato le forze di emergenza che “hanno permesso di arrestare rapidamente” l’autore dell’attacco. Infine, Macron ha assicurato che la procura nazionale antiterrorismo “si occuperà di chiarire questa vicenda affinchè sia fatta giustizia in nome del popolo francese”.
Il primo ad annunciare l’attacco è stato il ministro dell’Interno Gérald Darmanin. « Gli agenti di polizia hanno appena fermato coraggiosamente un aggressore che ha attaccato i passanti a Parigi, intorno al Quai de Grenelle » ha scritto Darmanin su X, chiedendo ai parigini di evitare la zona dell’attentato. Il nome dell’aggressore, residente a Neuilly, banlieue della capitale, era nell’archivio dell’intelligence « fiche S » in cui sono schedati gli individui radicalizzati. La Dgsi, l’agenzia di sicurezza interna, aveva già fermato Armand R. nel 2016 ed era già stato condannato per aver pianificato un attentato simile.
Il racconto dell’attacco avvenuto intorno alle 21.15 è stato fatto da Philippe Goujon, sindaco del quindicesimo arrondissement. “Un individuo ha aggredito una coppia di turisti alla stazione della metropolitana di Bir Hakeim, sulla strada pubblica” ha spiegato Goujon. « La coppia è stata attaccata con un coltello e un martello. L’aggressore è poi fuggito in direzione del sedicesimo arrondissement. “Ha scambiato colpi con altri due turisti, ferendoli. E’ stato inseguito e poi arrestato in quel momento dalla polizia che l’ha neutralizzato con una pistola taser”.
La Francia è precipitata nel livello massimo di allerta attentati poco dopo l’attacco di Hamas contro Israele il 7 ottobre. Un primo attentato c’era stato il 13 ottobre in una scuola di Arras, vicino Lille, con un professore ucciso da un giovane radicalizzato di origine russo-cecena. Anche se non è emerso allora un legame diretto con il conflitto israelo-palestinese, il governo di Parigi è in allerta per il rischio di importare le tensioni mediorientali nel paese che ha le più importanti comunità ebraica e musulmane sul continente.
Proprio ieri Emmanuel Macron faceva tappa in Qatar, dopo aver partecipato alla Cop28 di Dubai, per parlare anche dei quattro ostaggi francesi ancora in mano a Hamas. Non appena si è diffusa la notizia dell’attacco nella Ville Lumière, il capo dello Stato ha avuto un colloquio telefonico con il ministro dell’Interno. Ieri avevano sfilato a Parigi qualche migliaia di sostenitori del popolo palestinese, con slogan che chiedevano un “cessate il fuoco permanente” nel conflitto tra Israele e Hamas e denunciavano il “genocidio” dei palestinesi.
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