(di Francesco Gallo) Molte volte
crescere non significa fare le scelte giuste, ma rinunciare alla
vita vera che si voleva vivere. E così quando all’improvviso
torna il passato ci presenta il conto. Nel caso della bella
Fanny (Lou de Laâge) il passato ha il viso di Alain (Niels
Schneider) che la riporta a quegli anni in cui lei a Parigi era
più autentica, meno borghese, una vera bohémien. Questo il plot
di Un colpo di fortuna di Woody Allen, già fuori concorso al
Festival di Venezia (per molti il più bel film della scorsa
edizione) ed ora in sala con Lucky Red dal 6 dicembre. Oggi
Fanny ha abbandonato ogni velleità artistica ed è sposata con
Jean (Melvil Poupaud), un ricco imprenditore dal misterioso
lavoro, un self-made-man la cui passione principale è il
train-set, un uomo che trascorre il suo tempo tra sale d’asta,
ricevimenti e cocktail e che se gli chiedi quale sia la sua
occupazione ti dice solo: “rendo più ricco chi lo è già”.
Esattamente il contrario di Alain che vuole invece fare lo
scrittore e al collezionismo di trenini elettrici preferisce le
librerie antiquarie parigine, un calvados e le vecchie edizioni
Gallimard. Tra Fanny ed Alain è inevitabile storia d’amore e di
quelle tra le più pericolose perché montano lentamente e poi
diventano velocemente burrascose e dagli sviluppi imprevedibili.
“Mi stupisce che tu mi abbia riconosciuta!”, dice Fanny ad Alain
al loro primo occasionale incontro per strada. E lui a lei: “Ti
avrei riconosciuta ovunque, ero pazzo di te all’epoca.
Incredibile averti incontrata!” Purtroppo però la fortuna del
titolo di questo 50/mo film di Allen, e il primo girato in
francese, non è dalla parte di questi giovani amanti. Il ricco
Jean ha infatti già assunto un detective privato per capire cosa
sta accadendo alla moglie ed è comunque uno che non accetta di
essere tradito senza vendicarsi. Da qui in poi i colori più
vivaci del film, ovvero le luci di Vittorio Storaro, si spengono
e si entra in quelli più sfumati del thriller. E questo con un
finale straordinario. Perché girare un film in francese? “Tutti
noi siamo cresciuti con i film europei e abbiamo sempre sognato
di fare un film europeo classico. Avevo voglia di sentirmi un
regista francese, tedesco, italiano, insomma un regista europeo”
ha detto Woody Allen a Venezia. “Sono sempre stato molto
fortunato nella vita. Ho avuto genitori che mi amavano, moglie e
figli e, a quasi 88 anni, non sono mai stato un giorno in
ospedale. Anche come regista poi mi è andata bene e spero che
per me questa fortuna continui” ha continuato il regista.
Infine, sulla sua fascinazione per la morte che condivide con
Bergman dice: “Non c’è nulla che si possa fare contro di lei, è
davvero una brutta cosa che esiste. Possiamo solo non pensarci,
distrarci”.
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