Secondo quanto ricostruito dalle indagini delle Fiamme gialle, l’uomo si sarebbe appropriato indebitamente di 817 mila euro complessivi (peculato aggravato) riconducibili a quattro suoi assistiti. Per mesi avrebbe redatto relazioni fasulle sull’andamento delle stesse amministrazioni, ingannando così anche il giudice tutelare di Genova che doveva vigilare sugli incarichi. Il professionista era già finito alle cronache nella veste di indagato, per peculato e circonvenzione di incapace, come amministratore di sostegno dell’attore Paolo Calissano, morto nel dicembre 2021.
A far partire le indagini, alcune segnalazioni dell’ufficio del giudice tutelare che indicavano una serie di irregolarità nella gestione dei patrimoni degli amministrati. L’avvocato, secondo l’accusa, avrebbe prelevato continuamente contanti e disponeva bonifici a favore dei propri conti personali. I movimenti di denaro, spesso privi di rendiconto al giudice tutelare, venivano giustificati come pagamenti di fatture (false) per compensi per assistenza legale o per altre prestazioni professionali di cui non è stata rinvenuta alcuna traccia.
In particolare, in relazione a una pratica di amministrazione di sostegno, per la quale il giudice tutelare di Genova aveva nominato un consulente tecnico incaricato di esaminare la gestione patrimoniale da lui condotta e la regolarità dei relativi rendiconti, Minna avrebbe presentato al perito fatture false – in alcuni casi riproducenti numeri e date relative ad altre fatture emesse nei confronti di altri clienti, in altri casi accertate essere duplicazioni di fatture precedentemente emesse nei confronti dello stesso assistito – quale giustificazione dei trasferimenti di denaro indebitamente effettuati dal conto intestato all’amministrato a favore del proprio conto personale.
Nei confronti del professionista è stato eseguito anche un sequestro preventivo di disponibilità finanziarie, beni immobili e altri beni per un importo di 817.326,18 euro, pari alla somma complessiva di cui l’indagato è accusato di essersi indebitamente appropriato in danno dei propri amministrati.
Nell’ordinanza cautelare, il gip ha ricordato che l’avvocato Minna avrebbe preso a Calissano oltre 500 mila euro in poco meno di 10 anni. Minna – è scritto nel provvedimento restrittivo – “è un soggetto che agisce in modo spregiudicato poichè individua le vittime fra gli strati più fragili della società e cioè in persone che, per patologie o per vicende di vita, non sono più in grado di provvedere in modo autonomo a loro stesse”.
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