Per mantenere valido l’obiettivo di
aumento medio della temperatura globale entro 1,5 gradi
centigradi, i Paesi ricchi le cui economie sono meno dipendenti
dall’estrazione di fonti fossili come Stati Uniti, Regno Unito,
Australia, Germania e Canada, devono cominciare da subito ad
eliminare gradualmente l’estrazione di combustibili fossili
entro il 2031 al più tardi. In ogni caso, l’estrazione di
carbone, petrolio e gas deve cessare in tutto il mondo entro il
2050. E’ quanto emerge dal rapporto ‘Equitable Phaseout of
Fossil Fuel Extraction: Towards a reference framework for a fair
and rapid global phaseout’, elaborata dalla Civil Society Equity
Review, che propone un quadro per eliminare gradualmente
l’estrazione di carbone, petrolio e gas e per farlo in modo
equo.
I paesi più poveri che dipendono fortemente dai ricavi e dai
posti di lavoro legati ai combustibili fossili hanno tempo fino
al 2050. Queste scadenze, spiega il rapporto, sono più vicine
rispetto a quanto governi stanno pianificando. “Il rigore –
spiega la ricerca – non deriva da vincoli di equità, ma dal
budget di carbonio rimanente estremamente limitato e coerente
con l’obiettivo di 1,5 gradi centigradi”. Molti paesi saranno in
grado di eliminare gradualmente l’estrazione di fossili “solo se
riceveranno un sostegno internazionale” (stima prudenziale è
centinaia di miliardi di dollari all’anno) e quindi “i paesi
ricchi devono fornire questi finanziamenti per il clima e il
sostegno internazionale alla transizione nei paesi più poveri e
dipendenti”.
Il rapporto sulle fonti fossili tocca uno degli aspetti
cruciali della Cop28 mentre sono in corsi i colloqui sul clima
delle Nazioni Unite a Dubai e crescono le aspettative
sull’impegno dei governi a includere “una forte menzione sulla
eliminazione graduale gestita di carbone, petrolio e gas nei nei
testi formali” della Conferenza.
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